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1° Congresso Nazionale PDL
 


 
Popolo della Libertà
Comitato dei Cento
 

"Finchè un popolo esiste in senso politico è esso stesso a dover decidere, almeno nel caso estremo, (...) la distinzione fra amico e nemico.
In ciò consiste l'essenza della sua esistenza politica.
Se esso non ha più la capacità o la volontà di giungere a tale distinzione allora cessa di esistere politicamente.
Se si lascia indicare da un estraneo chi è il suo nemico e contro chi esso deve o no combattere, esso non è più un popolo politicamente libero
ed è invece integrato o subordinato ad un altro sistema politico"

Carl Schmitt

 

Milano, 13/12/2009
Squilibri politici e mentali

Aggressione a Berlusconi 14 - 12

"Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre, l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre", era il testo della famosa canzone di DE GREGORI di trenta anni fa’, purtroppo più che mai attuale alla luce degli avvenimenti delle ultime ore.
La contrapposizione costante di chi vuol bene alla Patria ed agli Italiani e per loro si impegna nella vita, nel sociale e nella politica, contro chi ha tutto l’interesse di frustrare qualsiasi intento pacifico, teso alla salvaguardia degli interessi della gente ed all’unificazione delle forze per il bene comune, per istigare odio, violenza ed atavica mania di autodistruzione.

Viviamo in un clima teso fino all’inverosimile, le nostre giornate sono caratterizzate da un’inaccettabile atmosfera di disprezzo per chiunque si incontri sul nostro cammino, quando, invece, sarebbe necessario comprendere che solamente unendo le forze di tutti, all’insegna della solidarietà, ciascuno di noi potrebbe ritrovare la forza e la speranza di ricostruire una società vivibile per il presente ed il futuro.

Abbiamo citato una canzone di trent’anni fa, potremmo ritornare ancora più indietro nel tempo, a Mameli, per dover amaramente constatare che quanto Egli ebbe a descrivere allora, nella seconda strofa nell’inno nazionale - poco nota, ma purtroppo anch’essa di grande attualità - non è ancora divenuto un ricordo. Ne siamo ancora vittime: "noi fummo, da secoli, calpesti e derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi".

E così, al di là delle naturali sensazioni di costernazione e di sconcerto, nel rivedere le tragiche scene dell’attentato al Nostro Primo Ministro, si deve necessariamente fare mente locale su tutto ciò che ha preceduto l’esplodere della violenza, di cui tutti noi, nessuno escluso, ne siamo vittime.

Sono mesi che si assiste al costante foraggiamento dell’assedio, politico e mediatico nei confronti di Silvio Berlusconi - e di chi lo ha eletto e lo sostiene - tuttavia si continua a far finta di nulla, a trascurare gli effetti ed i pericoli di tale massiva campagna di denigrazione e di disprezzo.

Vi erano segnali palpabili di pericolo e di tensione già nelle giornate precedenti all’attentato, ma nessuno ha avuto il buon senso di sorvegliare con maggior attenzione l’esercizio del potere democratico di confronto con il popolo che il Premier ha voluto coraggiosamente esercitare verso la platea milanese.

Noi c’eravamo, confusi nella massa di gente per bene che voleva accogliere e dimostrare il proprio affetto e tutta la propria ammirazione per il Presidente. Abbiamo notato sin dall’inizio, con stupore, che la scelta del luogo del comizio appariva a dir poco sbagliata. Un crocevia di strade, decine di accessi, poco spazio, molta ressa. Ci siamo fermati per far passare un anziano signore colto da malore ed abbiamo raggiunto un posto più tranquillo, alle spalle del palco, dove sarebbe arrivato il premier per regalargli un applauso.

Ma la sorpresa non era finita, si notava, infatti, l’assenza e comunque la presenza inadeguata di un servizio d’ordine degno di essere definito tale. Mescolati ai sostenitori del PDL e del suo leader, si notavano sin da subito numerosi personaggi che certamente non si trovavano in quel luogo per la democratica partecipazione all’evento. Di lì a poco avrebbero inscenato una rumorosa protesta, la solita forma di prevaricazione e di intolleranza di cui la sinistra proprio non riesce a farne a meno ed anzi incrementa a dismisura nell’impossibilità di accettare che l’altra parte possa prevalere, democraticamente e con i fatti, ai soprusi ed alle menzogne di chi è destinato a scomparire, per aver fallito pienamente e clamorosamente in ciascuno ed ogni passo della propria avventura politica e sociale.

Dall’altra parte nessun controllo, come invece ci si sarebbe aspettati, tra la gente, capillarmente, per evitare disordini e per salvaguardare, dopo tutto, il Presidente del Consiglio, sulla cui incolumità sarebbe stato opportuno impiegare maggiore attenzione e forze.

Tutto ciò come se non fosse avvenuto nulla, di grave, di martellante, di provocatorio negli ultimi tempi: dal rigurgito di ipocrisia “super partes” di uno dei “poteri dello stato”, agli attacchi mediatici e persecutori di certa stampa, pronta a cavalcare l’onda di gentiluomini “pentiti” senza avere il pudore di fare marcia indietro, neppure di fronte all’evidenza della menzogna. Senza trascurare l’effetto di certi personaggi, da sempre e solo in cerca di immeritata notorietà, che si definiscono “politici”, ma che non contribuiscono certo a dare della politica un’immagine di correttezza, di serietà e di fiducia, della quale, viceversa si sente l’assoluta necessità.

E, d’altro canto, già nella giornata precedente avevamo sentito dei disordini accaduti in occasione della commemorazione della strage di quaranta anni fa’, allorquando le urla e le farneticazioni di un gruppo di provocatori nei confronti degli oratori, avevano provocato la reazione persino dei parenti delle vittime, offesi e vilipesi per l’ennesima volta, nel loro impotente dolore, su cui non è ancora stata fatta giustizia.

Avevamo lasciato il Presidente della Regione FORMIGONI e quello della Provincia PODESTA’ intervenuti al convegno di Destra Libertaria, dal tema: “Destabilizzazione in Italia: nemico oltre frontiera?”, dove si era discusso serenamente e democraticamente di un argomento estremamente delicato ed attuale, per poi apprendere dagli organi di informazione che, successivamente, essi erano stati vittima di una inspiegabile forma di protesta in occasione della commemorazione della strage di Piazza Fontana. Protesta messa in atto da un gruppo di “prodi”, talmente bieca e strumentale che aveva loro quasi impedito di parlare e portare la propria testimonianza e solidarietà ai parenti delle vittime ed ai milanesi partecipanti alla manifestazione.

Ora eravamo lì in una piazza rigurgitante di bandiere, testimoni impotenti del clima di persecuzione scatenato contro di noi. Avremmo voluto fare qualcosa per proteggere dalla palpabile minaccia l’uomo che abbiamo eletto ed in cui crediamo, quale tutore delle nostre idee, dei nostri interessi e della nostra libertà. Non lo abbiamo fatto, non lo potevamo fare, ma ora siamo consapevoli che è giunta l’ora di far cessare ogni indugio e contrastare con decisione ogni tentativo di sovvertire il responso democratico, per difendere con coraggio le istituzione e le forze sane del nostro paese.

Quell’immagine di un volto sanguinante, offeso e ferito nell’esercizio delle sue funzioni è l’immagine della nostra patria, ancora una volta offesa, ferita e vilipesa senza pietà, dall’interno e dall’esterno.

E’ la nostra identità, è la nostra dignità, sono i nostri valori ad essere stati colpiti non solo e non tanto dalla follia di uno squilibrato, ma dallo squilibrio sociale, economico e politico voluto ed imposto con ogni mezzo da chi persegue interessi diametralmente opposti a quelli del popolo italiano, a quelli di chi si batte, oggi e sempre, nonostante tutto e tutti, per l’affermazione della democrazia, della giustizia e della libertà e che non intende fermarsi ed arrendersi, neppure se questa fosse, e ci auguriamo che non sia, una prova generale del ritorno dell’atmosfera di violenza, che dobbiamo con tutte le nostre forse scongiurare e far cessare per sempre.

di Antonello Sodo

 

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