Treviso
19 luglio 2010 di
Ufficio Stampa


Verona 8 aprile 2010 di
Ufficio Stampa

Verona 20 marzo 2010 di
Ufficio Stampa
L’Arena.it
-
Cronaca
Destra libertaria: «Scelte sessuali, un fatto personale e non politico»
Le
polemiche scoppiate nel centrodestra scaligero sulla concessione dei
locali della Provincia al seminario sulle differenze sono risuonate
anche nella conferenza stampa della Destra sociale e libertaria,
formazione nata da una scissione dalla Destra di Storace, che fa parte
del Pdl e che a Verona appoggia il candidato Massimo Giorgetti. «Noi
guardiamo al futuro», taglia corto il coordinatore regionale Fabrizio
Frosio, «e il futuro è lasciare libera scelta alle persone. I
comportamenti in campo sessuale riguardano la sfera personale non
politica, per cui si tratta di una polemica sterile». Per Giorgetti,
inoltre, «è paradossale che le critiche provengano dagli stessi che
giustamente rivendicano la libertà di espressione per gli amici di
Casapound e di altri movimenti politici. Pur non condividendo il modello
di vita proposto da alcuni dei partecipanti», continua, «penso che la
libertà d'espressione dev'essere garantita a tutti».
«Il sostegno a Giorgetti», aveva esordito
Frosio, «per noi è una scelta naturale, poiché è l'unico candidato che
rispecchia i nostri valori». Da parte sua Giorgetti si è detto
«orgoglioso» di averli al proprio fianco: «Al contrario di chi galleggia
nel Pdl senza mai esporsi hanno saputo fare delle scelte chiare in nome
della governabilità. Essi rappresentano quella tradizione e quella
cultura politica di destra cui appartengo da 35 anni».E.S.
V icenza
05 marzo 2010 di
Ufficio Stampa

Nessun alibi: Berlusconi
punisca i responsabili!
La Segreteria Nazionale
di Destra Libertaria, premesso e sottolineato che i
Coordinamenti Regionali del PDL non si sono mai riuniti per
approvare le liste dei candidati regionali, come previsto nello
statuto; nel tentativo di salvaguardare la dignità e i diritti
dell’elettorato del Popolo della Libertà, invita il Presidente
Berlusconi ad individuare e a sanzionare i responsabili che
hanno causato l’esclusione delle liste nelle regioni Lazio e
Lombardia.
Verona 30 gennaio 2010 di
Fabrizio Frosio
In Destra Libertaria, ci si arriva sempre prima,
con Luciano Buonocore.
Dire che Luciano Buonocore e’ sempre un passo avanti, sembra
retorica ma i fatti non smentiscono, anzi confermano la realta’
delle cose.
Proprio il mese scorso a Milano Destra Libertaria organizzo’ un
convegno intitolato ”Destabilizzazione in Italia, il nemico e’
oltre frontiera” con la presenza di Formigoni Governatore della
Lombardia, Podesta’ Presidente della Provincia di Milano, e la
senatrice Barbara Contini.
Luciano Buonocore con l’assenso di tutti i presenti relatori,
anche se con toni molto leggeri per non creare troppo
allarmismo, affermo’ e ribadi’ che i continui attacchi contro il
Presidente Silvio Berlusconi non erano da addebitare solo alla
sinistra italiana, ma anche e soprattutto a forze straniere che
avevano parecchi oneri nella possibile caduta di questo governo
e dell’attuale coalizione.
Questo bellissimo Convegno, uno dei piu’ belli a cui abbia
assistito, a cui hanno partecipato non solo esponenti di Destra
Libertaria, ma anche parecchie persone comuni, non e’ stato
riportato da nessun quotidiano ne nazionale ne locale, anche
perche’ proprio nei due giorni seguenti Milano e’ stata
coinvolta in episodi gravi quali gli attacchi subiti da
Formigoni, Podesta’ e Moratti nell’ambito della giornata di
ricordo della “Strage di Piazza Fontana”, e il giorno seguente
il barbaro e inconcepibile gesto di follia del Signor Tartaglia
nei confonti di Silvio Berlusconi.
Resta percio’ il fatto che nessun giornale fino a questi giorni,
riporto’ una denuncia chiara e cosciente fatta dal nostro
Segretario in quell’occasione, in quella giornata dove Destra
Libertaria, Destra di Pace, denuncio’ dicendo: attenti perche’
qui dietro ci sono forze molto piu in alto della sinistra
italiana e provengono da lontano.
Oggi leggo sul Giornale che i servizi Segreti e in seguito la
magistratura stanno indagando sul probabile coinvolgimento dei
servizi segreti stranieri, che avrebbero assoldato la oramai
famosissima escort Patrizia D’Addario e non solo, per mettere
all’angolo il Presidente Berlusconi, e di conseguenza l’attuale
governo.
Oggi Destra Libertaria Veneto e’ qui a testimoniare che noi
anche questa volta avevamo visto nella direzione giusta e che
Luciano Buonocore aveva anticipato tutti, anche i nostri diretti
interessati, lanciando uno spillo appuntito, ma che come al
solito i giornali non hanno voluto approfondire, forse perche’
non era un tema da Gossip, come i capelli del Presidente
Berlusconi, o forse era troppo imbarazzante da affrontare per
chi deve vivere e convivere in posizioni comode o scomode a
seconda che siano, oggi di destra, domani di sinistra o chissa’.
Fabrizio Frosio
Membro Direttivo Regionale PDL
Coordinatore Regionale Veneto
Destra Libertaria
Verona 30 gennaio 2010 di
Ufficio Stampa
D’Addario, tutti i misteri del
complotto
I pm smentiscono "Panorama", ma restano troppe ombre e si
allarga l'ombra del complotto. Dietro la escort che ha infangato
Berlusconi una rete inquietante di magistrati, politici e
giornalisti. Mossi dall'odio e da tanti soldi. L'esperto di 007:
"I servizi stranieri hanno reclutato Patrizia"
Strumenti utili
di Gian Marco Chiocci e Stefano Zurlo
Afferrare i fili di un complotto è sempre molto difficile. Ma
qualche spiffero può aiutare a capire. È quel che sta succedendo
a Bari con la «controinchiesta» su Patrizia D’Addario e i suoi
presunti mandanti. Il nuovo procuratore della città Antonio
Laudati si insedia il 9 settembre scorso, proprio il giorno in
cui il Corriere della Sera pubblica in prima pagina, con grande
risalto, i verbali esplosivi di Gianpaolo Tarantini, Gianpi per
gli amici. Deposizioni a dir poco imbarazzanti che fanno
rotolare sul Palazzo come una valanga le narrazioni sulle escort
portate alla corte del premier. Ma quei verbali sono anche
riservati: chi ha avuto interesse a pubblicarli? Quel brutale
benvenuto spinge dunque Laudati ad aprire l’inchiesta numero
due, quella che ha per oggetto le origini dell’inchiesta numero
uno.
Il peccato originale. Quelle fughe di notizie pilotate
potrebbero avere una relazione con i misteriosi interlocutori
che hanno spinto la D’Addario, col suo inseparabile
registratore, a troncare una lunga carriera pur di infilarsi fra
le lenzuola del premier. Oggi, la Procura di Bari, irritata per
lo scoop di Panorama che ha annunciato gli sviluppi
dell’inchiesta sul complotto, prova a smentire. Con tanto di
comunicato ufficiale: «In merito alla notizia di stampa apparsa
su Panorama relativa alla pretesa ipotesi di accordi fraudolenti
miranti ad una calunniosa rappresentazione processuale, con
conseguente iscrizione nel registro degli indagati di
magistrati, politici giornalisti o professionisti, questa
Procura smentisce che vi siano iscrizioni di reato aventi tale
contenuto».
Ma la smentita è una coperta corta che non copre gli
accertamenti compiuti. E che, comunque sia nata e la si voglia
chiamare, ha fatto passi in avanti importanti. Sono proprio gli
spifferi ad aver guidato la mano degli investigatori. Troppe, le
fughe di notizie. Tutte devastanti. E troppi i protagonisti
saliti sul palcoscenico di un’inchiesta apparentemente scivolosa
e pericolosa. Si comincia il 17 giugno con l’intervista del
Corriere della Sera alla D’Addario. E qui sorge un primo,
decisivo problema: chi è stato a chiamare chi? È stata lei a
muovere via Solferino o il contrario? Anche perché risulterebbe
che all’inizio si era concordata un’intervista al settimanale
Oggi.
Poi si decide di pigiare sull’acceleratore. Forse, qualcuno ha
dato via libera a quel fiume di racconti a base di sesso. E
certo, la corazzata di via Solferino è l’ammiraglia che serve
per far rimbombare ovunque quelle dichiarazioni piccanti. Che
sporcano l’immagine del premier e fanno rapidamente il giro del
mondo. A Laudati, sia chiaro, non interessa la solita, scontata
inchiesta sulla fuga di notizie che, normalmente, si chiude con
una bella archiviazione per la felicità dei giornalisti. No, il
magistrato va giù pesante, per capire. E qualcosa capisce,
affidando gli accertamenti ad una squadra di investigatori
esterni alla sua Procura, perché, si sa, la prudenza non è mai
troppa. E cosa salta fuori dal complesso lavoro di scavo? I
tabulati, e soprattutto, le celle agganciate dai telefonini dei
soggetti sotto osservazione, permettono di ricostruire la
cartina degli spostamenti. E di costruire così una mappa delle
frequentazioni. Salta un primo tappo, si delinea un network
inquietante. Giornalisti, professionisti, magistrati, politici.
Tanti rapporti incrociati. La sensazione, e anche qualcosa di
più, è che forze diverse abbiano cooperato per spingere la
D’Addario verso Palazzo Grazioli e poi verso i grandi giornali
nazionali, con l’obiettivo successivo di poter indirizzare
ulteriormente le indagini. Certo, occorre scandagliare quel
network di figure importanti per capire la genesi del
personaggio D’Addario. È quel che sottolinea Panorama in
risposta alla smentita della Procura: «La direzione di Panorama
ribadisce di aver svolto tutte le verifiche indispensabili prima
di pubblicare l’articolo e di non aver avanzato autonomamente
alcuna ipotesi limitandosi a riportare notizie raccolte a Bari.
Notizie rispetto alle quali ha ricevuto autorevoli riscontri e
conferme granitiche». Non solo: «Si ribadisce che magistrati,
politici e giornalisti compaiono a vario titolo nell’inchiesta
così come autorevolmente riferito a Panorama». Gli spifferi,
dunque. Il 17 giugno, l’inchiesta irrompe sul Corriere della
Sera. E Patrizia D’Addario si racconta. Poi il 21 e il 22
luglio, tocca a Repubblica diffondere le telefonate, blindate,
fra Patrizia D’Addario e Gianpaolo Tarantini. Ecco il lettone di
Putin, la tartarughina, e i mille euro pattuiti. In teoria, si
tratta di conversazioni che non sono state nemmeno sbobinate.
E allora? Chi è stato a dare al quotidiano diretto da Ezio Mauro
quel materiale così appetibile? Che arriva in tempo reale anche
sul sito dell’Espresso. Laudati risale quelle correnti d’aria
pilotate, segue i flussi, fa studiare tabulati e celle. Allarga
la sua mappa. Si convince che la escort non sia un’esca
inconsapevole. Del resto, sarebbe difficile credere che una
povera donna, scottata da esperienze umane difficili, sia andata
come don Chisciotte all’assalto di Palazzo Chigi. Laudati fa un
altro passo importante: si trovano consistenti movimentazioni
bancarie a Doha in Qatar. Si tratterebbe di 1,5 milioni di euro
nella disponibilità della donna. Tanti soldi che potrebbero
fornire una pista più precisa. Molte delle mosse della
controinchiesta non sono note. Ma tanti elementi sono stati
accostati: l’amicizia dell’avvocato della D’Addario, il nuovo
penalista che la tutela, con i pm di Bari. Gli incontri, almeno
quattro, di Gianpaolo Tarantini con Massimo D’Alema che,
profeticamente, anticipa la «scossa» che puntualmente arriverà
da Bari.
Le parole di Manila Gorio, il transessuale che in un’intervista
al settimanale Di Tutto spiega due cose: la D’Addario ha
simpatie a sinistra; non è una sprovveduta, è da mesi che si
stava organizzando. Laudati si convince che Patrizia sia stata
selezionata per azzoppare il premier. Qualcuno ha avvelenato i
pozzi. Chi? A presentarla a Gianpi è stato Massimiliano
Verdoscia, arrestato in agosto per spaccio di droga, ma questo è
solo il primo passaggio di una catena molto più complessa.
Ancora da ricostruire.
Verona 26 gennaio 2010 di
Fabrizio Frosio
La
Santanchè nel PDL? Noi ribadiamo il nostro fermo no.
Non
siamo più solo in sette, disse Silvio dal palco di piazza Duomo, per
annunciare l’apparentamento (non certo l’ingresso) con l’”ottava”
componente, nota forse stonata, visto i precedenti attacchi della
campagna elettorale precedente.
Ma
oramai si parla già, e ne ha accettato senza orgoglio, anche il
Presidente della Camera Fini, di una nomina a Sottosegretario della
sempre onnipresente Daniela Santanchè.
Ricordo
bene il congresso fondativo di Roma dal quale palco Berlusconi invitò i
piccoli partiti a depositare le proprie bandiere per diventare a tutti
gli effetti parte del Popolo delle Libertà,noi c'eravamo;dopo un anno di
duro lavoro, affrontato anche in piccola parte da noi piccoli movimenti,
per sostenere Berlusconi, ma non ricordo affatto di una Daniela
Santanchè sul palco ne a deporre bandiere, ne a chiedere scusa per i
vari giudizi sulle donne, definite "orizzontali", del partito di cui
oggi entrerà a far parte non da militante come giusto sarebbe, ma da
Sottosegretario, per quale merito non si e' ancora capito.
Bene ha
fatto qualche giorno fa Alessandra Mussolini a dissentire e criticare
fortemente e apertamente questa scelta, e cosi faremo anche noi di
Destra Libertaria, visto che noi, con un famosissimo invito di Luciano
Buonocore, allora garante degli iscritti della Destra di Storace/Santanchè,
a votare per il PDL al Senato portammo consensi al PDL. Il fatto portò
Luciano Buonocore all'espulsione dal partito. Il risultato di questo fu
che il buon e coerente Buonocore fondò insieme a me ed altri un
movimento, che come obbiettivo primo, aveva l'essere tra i fondatori
del PDL, partito a cui appartenere tuttora, ma di questo forse
Berlusconi e i Suoi si sono dimenticati in fretta, poiché oltre ad
essere un membro della direzione nazionale PDL, incarico importante si,
ma non degno di ciò che aveva fatto, Buonocore non ebbe e non chiese
per una sua conosciuta e reale umiltà e modestia, nulla in cambio.
Eppure
tutti i sondaggisti più famosi tra cui Crespi ammisero che l'uscita di
Buonocore portò parecchi voti al PDL, mentre la campagna diffamatoria
della Santanchè li tolsero.
La
nostra non e' una richiesta di posti di potere, ma una richiesta di
giustizia e di ordine gerarchico che ogni partito che si rispetti deve
avere, anche per un discorso di Democrazia interna, cosa molto decantata
ma in realtà poco seguita, anche perché se questo deve essere il modo di
fare politica, ci ritroveremo parecchie persone che per elemosinare un
posto importante, saranno disposte a vendere l'onorabilità e la faccia,
cosa che noi, grazie agli insegnamenti del nostro mentore, fino ad ora
abbiamo dimostrato di non fare.
Fabrizio Frosio
membro
direttivo Regionale PDL
Coordinatore Veneto Destra Libertaria
Verona 20 gennaio 2010 di
Fabrizio Frosio
Quando anche i figli diventano un peso, una società che muore.
Leggendo l'articolo che trovate qui sotto, non potrete fare a
meno di provare stupore ed odio, oltre che ad un forte
sconcerto.
Parlare
di società moderna ed evoluta resta sempre per me un fatto di
perplessità ed interrogazione, in quanto non so' se veramente tutto
questo benessere e questo avanzamento tecnologico ci faccia veramente
bene o ci renda talmente insensibili agli affetti, ai sentimenti e alle
emozioni da renderci quasi dei robot, per dirla semplicemente ci rende
dei cialtroni.
Ho
evitato di dire animali ed ho usato la parola robot, proprio perché
essendo un amante degli animali, ritengo che a volte o spesso siano più
umani e civili di noi.
A parte
il fatto che non riesco a comprendere come si possa anche solo pensare
di lasciare una bambina di tre anni in una macchina sola, ma aggiungo di
più, di grossa cilindrata (perciò anche più appetibile per dei furti)
davanti ad un locale notturno (dove non penso ci siano proprio tutte
persone per bene) di notte e al freddo.
Ho
visto animali morire per difendere o far sopravvivere la propria prole,
adottare, se mi si può passare il concetto, piccoli di altre specie per
non lasciarli al loro destino, ma nonostante questo vengono ancora
spacciati come bestie.
Allora
questo padre come lo dobbiamo giudicare?
Sono a
conoscenza che sono casi, e per fortuna anche rari, ma non bisogna
sottovalutarli, poiché sono una decadenza della nostra sensibilità, e da
qui nasce la voglia di abbandonare il crocefisso o di non lottare per la
nostra fede. Se i valori di un tempo si sono lentamente spenti, ora
siamo veramente vicino alla desolazione e all'abbandono della coscienza
civile e dell' orgoglio di specie evoluta quale dovremmo essere per non
parlare della cosa più grave, la mancanza di amore.
Forse
siamo talmente presi dalle nostre piccole realtà di ogni giorno, che ci
dimentichiamo del più grande insegnamento di Dio , quello dell'amore, e
non e' una questione di fede ma di umanità. Da qui dovremmo ripartire
con un cammino nuovo, che deve coinvolgere sia la società civile, sia la
politica.
Fino a
quando non si rimetterà in equilibrio il peso e l'assetto dell'amore
sopra ogni cosa, la razza umana sarà sempre di più ridotta ad una
poltiglia di affari, rincorsa del tempo, odio verso qualunque forma di
aggregazione e chiusura totale nel proprio ego.
Ritengo
che se negli insegnamenti verso i nostri figli, verso chi ci sta'
accanto, non ci sia l'amore, inteso come forma di benevolenza e di
rispetto, il nostro futuro sara' sempre piu' torrido e pauroso, e i
figli dei nostri figli rischieranno di ritrovarsi spesso chiusi nelle
auto al freddo ad aspettare chi, con egoismo e irresponsabilità, pensa
che il proprio volere, venga sempre e comunque prima del proprio dovere,
sempre prima del patto stretto con la vita che imprime di dare amore.
Non ci
si chieda come mai non riusciamo ad integrare delle persone a noi
estranee se, spesso, non riusciamo a provare amore per chi fa parte
della nostra famiglia, perché la risposta e' solo una, questo modo di
fare società ci ha fatto dimenticare cosa vuol dire amare.
Dare
amore sembra sempre una parola e una riflessione troppo in alto per
poterla misurare , ma ritengo invece che dare amore sia semplicemente
vivere nel giusto modo. Chi prova amore per i propri figli non può
insegnare l'odio, chi vuole una scuola moderna ed efficace, non può
dimenticare di insegnare l'amore, chi vive nel lusso non può pensare che
l'amore possa essere sostituito dalla ricchezza, perché gli eventi lo
travolgeranno, chi prova amore nel proprio lavoro non può farlo con
superficialità ed in modo disonesto perché non ne avrà soddisfazione e
appagazione.
Tutto
ciò ci dovrebbe far riflettere su una cosa, se non c'e' amore non c'e'
l'uomo, inteso come essere pensante, fatto di emozioni, e se non c'e' un
uomo in grado di amare , questa' società e' una società che muore,
libera si, ma incatenata alla propria lenta fine.
Fabrizio Frosio

Abbandona la figlia di 3 anni nel
suv e va al night a divertirsi e ubriacarsi
PESARO
(20 gennaio) - Ha chiuso la figlia di tre anni nel suv ed è andato al
night a divertirsi. È successo la notte scorsa a Montecchio di
Sant'Angelo in Lizzola (Pesaro Urbino). Protagonista dell’episodio un
meccanico di 47 anni.
Una pattuglia dei carabinieri di Mombaroccio, impegnata in un servizio
di perlustrazione, ha notato il fuoristrada parcheggiato nei pressi del
locale, e dentro la bambina, al freddo, che cercava in qualche modo di
attirare l’attenzione.
Il padre è stato rintracciato nel night, completamente ubriaco.
Rifocillata e tranquillizzata la piccola, i militari l’hanno
riaccompagnata a casa insieme al genitore, che verrà denunciato per
abbandono di minore e violazione degli obblighi di assistenza.
Verona 16 gennaio 2010 di
Fabrizio Frosio
COMUNICATO STAMPA
Carissimi amici di Destra Libertaria,
via
allego l'articolo preso da "La Stampa" di Torino per sottolineare il fatto
che condividiamo in pieno la posizione presa da Alessandra Mussolini
insieme alle altre donne del PDL e aggiungo che, oltre al bellissimo
articolo di Antonello Sodo sul nostro sito in merito (11.01.2010), noi
di Destra Libertaria non abbiamo mai ne creduto ne accettato Daniela
Santanchè come donna rappresentante della destra, e come abbiamo già in
più occasioni dichiarato, noi siamo i veri fondatori del PDL, Lei fu una
dei tanti che volevano affondare il progetto.
Con
affetto
Fabrizio Frosio
membro
direttivo regione Veneto PDL
Mussolini contro la Santanchè:
"E' di peso solo per i bijoux"
16/1/2010 (12:18) - RETROSCENA
«Le
donne del Pdl sono contrarie
alla sua nomina a sottosegretario»
ROMA
«È un bouquet di perle di saggezza, motivo per le quali noi, donne del
Pdl, dovremmo essere felici e soddisfatte se un certo personaggio
entrerà nel governo». Alessandra Mussolini non nomina mai Daniela
Santanchè, ma sono alcune tra le frasi più celebri della ex parlamentare
che l’esponente del Pdl mette in fila sulla prima pagina del "Secolo",
per manifestare la sua contrarietà alla nomina della stessa Santanchè a
sottosegretario.
«"Maometto era un pedofilo". "Avremo la bava alla bocca". "Silvio è
ossessionato da me: non gliela dò". "Silvio vede le donne solo
orizzontali". "Tranne me, le altre donne della politica sono tutte
strumento di uomini"», attacca la Mussolini che chiede: «È giusto che
aumenti la componente femminile al governo con una donna proveniente da
un altro partito. Tutto ciò per noi, donne del Pdl, dovrebbe essere
fonte di felicità e soddisfazione. Ma allora perchè ci sentiamo così
infelici, insoddisfatte?».
Parlando di un «personaggio che magari è di peso per i bijoux», la
Mussolini tra l’altro scrive: «Assistiamo alla conversione sulla via di
Damasco: così come San Paolo era uno dei più agguerriti avversari dei
cristiani anche il personaggio appariva "incazzata" (per dirla come lei)
contro il Pdl. Poi, la conversione. Non c’è che dire: meno male che
Silvio c’è!».
Padova
14 gennaio 2010 di
Anna Scapin
LEGALITA’ ED INTEGRAZIONE?
di Anna Scapin
PADOVA- Il 22 ottobre 2008 scrissi un articolo pubblicato in questo
sito, in cui parlavo dell’arresto a Padova di un asiatico che esercitava
abusivamente la professione medica e mi chiedevo entro quanto tempo
avrebbe riavviato l’attività. Le mie previsioni non erano vane in quanto
alla fine di dicembre è stata arrestata una coppia di cinesi che
esercitava abusivamente la professione medica. Oltre a denunciare
nuovamente un fatto grave e vergognoso ritengo questo atteggiamento
dannoso non solo per gli italiani ma anche per chi extracomunitario è in
Italia rispettando le nostre regole e cercando un’integrazione che
stenta a trovare.
Nei dibattiti di questi giorni sui fatti avvenuti a Rosarno, sento
sempre parlare di razzismo ed integrazione quando invece si dovrebbe
parlare di integrazione e legalità. Spero vivamente di non dover
riscrivere a breve un articolo che denunci nuovamente quanto
orribilmente avvenuto nella mia città.
Il GAZZETTINO
del 28 dicembre 2009
Padova. Denunciata coppia di cinesi:
aborti clandestini nella clinica abusiva
Come tavolo operatorio un tavolaccio coperto con lo scotch
da pacchi: niente teli sterili, nessuna sicurezza igienica
PADOVA
(28 dicembre) - Un tavolaccio arrangiato per le operazioni con scotch da
pacchi, e una montagna di creme e unguenti i cui effetti combinati
potevano simulare quelli di una pillola RU486 "made in China". Erano
queste le dotazioni della "clinica" ginecologica gestita da due cinesi e
scoperta dai carabinieri del Nas a Padova. Il sospetto degli
investigatori è che nel falso ambulatorio venissero praticati anche
aborti clandestini.
Oltre che di esercizio abusivo della professione medica, la coppia
orientale dovrà rispondere anche di violazione della legge sulla
detenzione e la commercializzazione di farmaci. Nell'alloggio sono state
sequestrate oltre 8.000 confezioni di medicinali, assieme a flebo,
pompette vaginali e pomate, soprattutto di provenienza cinese, che ora
saranno fatti analizzare dai Nas. I militari sospettano infatti che
l'associazione di vari medicinali inducesse, nelle donne seguite dai
falsi ginecologi, effetti simili alla pillola abortiva.
Ma ciò che ha maggiormente impressionato i carabinieri al momento della
perquisizione è lo stato di quello che avrebbe dovuto essere un
gabinetto medico; niente teli sterili, nessuna sicurezza igienica, per
letto operatorio un tavolaccio tenuto insieme con lo scotch, con un
secchio all'altezza della biforcazione delle gambe delle pazienti, tutte
cinesi.
Prima di essere bloccato dai militari, l'uomo aveva cercato di
disfarsidi un divaricatore e di alcune garze sporche di sangue. I due
coniugi aveva avviato l'ambulatorio clandestino in una stanzettadel loro
appartamento, dietro la stazione ferroviaria di Padova. Secondo gli
investigatori, i numerosi ganci alle pareti e i lettini improvvisati
farebbero ipotizzare che le donne operate venissero monitorate per
alcuni giorni dopo gli interventi.
La clientela dell'ambulatorio era esclusivamente di etnia cinese:
giovani donne che arrivavano anche da Milano e da Prato con il treno per
farsi visitare. La stanzetta adibita a gabinetto operatorio era priva
anche di ricircolo d'aria, visto che l'unica finestra era stata
sigillata.
Da
Il Gazzettino
di giovedì 14 Gennaio 2010
(M. B.) Hanno pazientato per anni. E sperato che la situazione
migliorasse. Invece il degrado di corso del Popolo e della vicina piazza
De Gasperi, appena riqualificata, non solo non accenna a diminuire, ma
pare intensificarsi sempre più. Con la presenza di pusher nordafricani
in continuo aumento sotto ai portici e l’arrivo dei loro clienti. E
allora Teresa Brocadello, titolare dell’agenzia viaggi Punta dell’Est, e
Debora Trevisanato, proprietaria dello storico negozio di calzature
Millepiedi, di corso del Popolo, escono allo scoperto e denunciano
l’impossibilità di continuare a gestire le loro attività commerciali
dovendo fare quotidianamente i conti con risse, spaccio, e sporcizia,
che gli extracomunitari maghrebini procurano e lasciano davanti ai loro
negozi.«Non possiamo più continuare a tacere – comincia Debora
Trevisanato – In quattro anni il nostro fatturato si è ridotto del 30-35
per cento. Ora avrei in programma la ristrutturazione del locale, una
spesa da 140mila euro, ma mi chiedo se valga la pena intraprenderla
oppure lasciar perdere tutto e cedere al primo cinese che arriva. Sono
in corso del Popolo dal 1988, però una situazione di degrado come quella
in cui ci troviamo a dover vivere e a lavorare non so se riesco a
sopportarla ancora per molto». Una denuncia forte, che trova eco anche
nelle parole di Teresa Brocadello: «I clienti della mia agenzia viaggi
sono arrivati a chiedermi di andare direttamente a casa loro perché in
corso del Popolo hanno paura di venire. E li capisco perché sotto al
portico del mio ufficio c’è il disastro. Ieri mattina ho dovuto pulire
un’enorme chiazza di sangue lasciata nella notte sulle mie vetrine.
Evidentemente frutto dell’ennesima rissa. Ho anche cambiato orario di
apertura per riuscire ad andare a casa con la luce». E accanto ai
residenti, come sempre, c’è Maurizio Meridi, leader di Sos Padova:
«Stiamo lottando da anni per cercare di sconfiggere il degrado, ma siamo
lasciati soli, residenti e commercianti, da un’amministrazione comunale
che ci volta sempre le spalle».
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