Certe volte penso che la realtà superi la fantasia.
Andiamo per ordine…
Ieri, 12 dicembre, a Milano c’è stata la “la grande prova” del Nostro
giovane Movimento.
È andata meglio di
qualsiasi aspettativa. Il PdL ha avuto, ancora una volta, la prova della
nostra compattezza e della Nostra caparbietà rinforzando la convinzione
che come colleghi di partito non hanno delle persone che sono saliti
“sul carro dei più forti” ma dei veri Amici, di quelli che “ci si può
fidare”.
Grazie a Luciano Buonocore si è riusciti a portare alla luce un progetto
che ora aspetta solo di crescere. Io personalmente, ieri, mi sono
immaginato Destra Libertaria come un bel bambino grassoccio di un anno e
mezzo con tutta la vita davanti: appena lo vedi ti vien voglia
d’invidiarlo per quanto può avere davanti a sé.
Ecco, le possibilità sono le più grandi chance che la vita può dare:
bisogna assolutamente stare attenti a non perderle e soprattutto a non
sciuparle.
Da quello che ho sentito e che spero di aver detto, ho l’assoluta
percezione che i Nostri sforzi siano ben riposti e che con la guida di
Luciano Buonocore si possa solo portare le Grandi Idee che hanno sempre
contraddistinto la Vera Destra ad essere condivise per lo meno da tutto
il PdL. Forse sarò troppo ottimista, ma lasciatemelo credere, non è un
peccato ma una possibilità che aggiungo tra le altre.
Oggi, 13 dicembre, ho passato una giornata “politica” in giro per la
provincia di Treviso per dare il primo sostegno personale ai banchetti
PdL per la campagna tesseramenti. Tornato a casa, soddisfatto per avermi
fatto un altro regalo, lavorando per la grande passione che mi anima,
cioè la politica, apprendo con sgomento dell’aggressione del Nostro
Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi da parte di un folle
terrorista che poi è stato salvato dal linciaggio della folla solo
perché portato via dalla Polizia.
Che dire, solo di stare veramente attenti.
Per fortuna le ferite del Presidente sono lievi ma tutto ciò ci deve far
riflettere e deve riportarci, semmai non lo eravamo, all’azione politica
che mai come ora risulta necessaria.
Compatti, sicuri e pronti perché dobbiamo essere coscienti di essere la
parte Sana della Nostra meravigliosa Italia.
Da parte mia ci sarà tutto l’impegno possibile per riuscire in questo
sogno che oramai mi contraddistingue da molti anni.
Da tutto il direttivo provinciale Treviso di Destra Libertaria auguri di
pronta guarigione alla persona di Silvio Berlusconi e come membro del
consiglio provinciale del Popolo della Libertà mi sento di dare piena
solidarietà politica a tutte le sue azioni sia come leader del Nostro
Partito sia come Presidente del Consiglio dei Ministri.
Sentendomi onorato di aver conosciuto, ieri a Milano, tutti gli altri
amici di tutta Italia che insieme a me hanno deciso di credere in Destra
Libertaria, invio un affettuoso e commosso abbraccio.
Con Stima
Stefano Cottini
Verona 02 ottobre 2009 diFabrizio Frosio
La
libertà di stampa e il Paese dei fessi.
Questo è il commento di un lettore del gazzettino, che leggendo
l'articolo che vi riporto qui sotto, ha subito capito quanto sia facile
e normale per gli extracomunitari aggirare la legge.
Aveva ragione la Lega quando avanzava dei dubbi sulla regolarizzazione
delle badanti e di fatti il risultato eccolo qui.
Al posto di essere gli italiani a regolarizzare le proprie badanti in
modo da renderle regolare, nella maggior parte dei casi sono stati gli
extracomunitari a regolarizzare parenti, amici o chi poteva pagare
assumendoli come badanti con delle semplici autocertificazioni.
Allora, ritorniamo al discorso che vi facevo nello scorso articolo, come
mai io per ritirare una multa da pagare devo esibire due documenti, una
delega e tre firme mentre la gente, forse più furba di noi, con un
semplice stratagemma ha tranquillamente aggirato due leggi? La prima è
la veridicità dei dati e delle generalità fornite a chi doveva essere in
Italia occupato come badante già da mesi, e questo mi sembra molto
difficile da parte di così tanti extracomunitari, il secondo è lo
scavalcamento del decreto flussi, che non ammetteva allargamenti per
quest'anno.
Il risultato di ciò è che parecchie persone si sono regolarizzate
aggirando la legge, e chissà se tra qualche anno scopriremo che qualcuno
di questi ha partecipato a qualche atto terroristico, ha sgozzato la
figlia e via via.
Il fatto più grave è che in tv anche ieri sera hanno fatto due ore di
trasmissione per uno sbaglio commesso dalla polizia municipale di Parma,
che costretta ogni giorno a combattere con gente armata che spaccia nei
nostri parchi, a volte usa la mano pesante e chi non lo può capire è
perché non ha i figli che vanno a scuola e devono combattere ogni giorno
con la fortuna per non cadere nella mano di questa feccia di gente.
Ma perché in tv non facciamo una bella trasmissione su tutti gli omicidi
commessi dagli extracomunitari in Italia? Troppo compromettente per
l'informazione così imbavagliata che può parlare solo di ciò che le
conviene, cioè del Premier, delle escort e delle veline?
Veneto. Sanatoria col trucco, colf
e
badanti assunte dagli extracomunitari
Da Padova a Vicenza fino a Treviso, con la regolarizzazione
aggirato il "decreto flussi" che non prevedeva altri ingressi
VENEZIA
(2 ottobre) - La regolarizzazione di colf e badanti porta una sorpresa:
sono gli stranieri ad avere bisogno della colf. Alla Cgil di Padova, per
esempio, il 90 per cento delle domande di datori di lavoro che volevano
regolarizzare la "collaboratrice domestica" proviene da extracomunitari.
Perché? Bastava essere immigrati regolarmente in Italia per poter
assumere. E loro lo hanno fatto, badando a rispettare le etnie: i
senegalesi assumevano i propri connazionali clandestini, i cinesi i
propri, e così via.
Così la sanatoria di colf e badanti chiusa il 30 settembre è stata un
modo per far emergere gli immigrati clandestini che lavorano in nero ma
soprattutto ha potuto aggirare il "decreto flussi" che non permetteva
più alcun ingresso. E gli immigrati ne hanno approfittato regolarizzando
amici e parenti. Ma altri ci hanno guadagnato. Come l’agenzia del
quartiere Arcella, sempre a Padova, la quale (come hanno scoperto Le
Iene di Mediaset), si faceva pagare seimila euro dagli immigrati quando
invece di euro ne bastano 500, quelli che lo stato ha stabilito servano
per pagare i contributi dal primo di aprile al 30 giugno di quest’anno.
Fulvio Dal Zio, della segreteria della Cgil, racconta che sono stati 754
il mese scorso i "datori di lavoro" che hanno chiesto di fare emergere
dalla clandestinità i propri dipendenti. Per le 250 colf abbiamo
spiegato il meccanismo: domande fatte tutte da stranieri che
riguardavano extracomunitari. Manco un italiano o un comunitario come i
romeni.
Il fenomeno nella città del Santo però non è stato registrato dalla Cisl.
Il segretario, Adriano Pozzato, afferma che «abbiamo avuto 340 domande
tra colf e badanti, il 90 per cento fatte da italiani che mettevano in
regola per il 70% moldavi, per il 6% senegalesi e per il 5% nigeriani e
ucraini».
Ma a livello regionale ambienti vicini alla Cisl rilevano la stessa
situazione registrata dalla Cgil di Padova. E cioè che una parte
significativa delle domande è stata presentata da stranieri che hanno
messo in regola la colf, non la badante. E i territori dove il fenomeno
si è registrato maggiormente sarebbero Verona, Treviso e Vicenza.
C’è anche un altro aspetto importante da evidenziare che riguarda le
badanti. Si stima che il numero delle domande presentate per la
regolarizzazione siano più o meno la metà delle donne che effettivamente
lavorano, che è come dire che quasi la metà delle badanti in Veneto
resta "sommersa". «Sono mancate due cose - osserva Maurizio Cecchetto,
responsabile delle politiche per l’immigrazione della Cisl - Da un parte
norme più semplici per le famiglie; dall’altra incentivi che aiutassero
il passaggio dall’illegalità alla legalità. Perchè una badante a tempo
pieno costa circa 14 mila euro all’anno ma gli sgravi fiscali di euro ne
valgono al massimo ottocento».
Treviso come Padova. La sanatoria nella Marca si ferma a 3.515. Pur non
essendo ancora noti i numeri esatti, la maggioranza delle richieste di
regolarizzazione riguarda le colf. Un dato che, secondo Franco Marcuzzo,
responsabile dell’Anolf, associazione legata alla Cisl che si occupa di
immigrazione, non fa che avallare i dubbi della vigilia: «Per le badanti
è stato un flop – sottolinea - Come temevamo, la sanatoria da un lato è
stata utilizzata solo da chi ha cospicue possibilità finanziarie, e
dall’altro è stata un mezzo per sistemare altre posizioni lavorative».
Per l’associazione dietro il gran numero di colf, infatti, si
celerebbero molti immigrati impiegati in altri settori o disoccupati a
caccia del permesso di soggiorno. E che per ottenerlo ricorrono a datori
di lavoro fittizi: un parente compiacente o, addirittura, prestanome
italiani a pagamento. Tanto da far sospettare un vero “mercato dei
padroni”, con tariffe da 3 ai 5 mila euro per farsi assumere.
Vicenza invece fa registrare un’inversione di tendenza. «Rispetto al
decreto flussi 2007, con la sanatoria che si è chiusa mercoledì scorso
abbiamo raccolto molte più domande vere di lavoro - osserva il
responsabile del patronato Cgil Inca, Giacomo Toffanin - In tutto
abbiamo raccolto solo 449 domande, meno di quante ne erano state
previste, ma più di metà, cioè più di 250, riguardano badanti, mentre
sono meno di 200 quelle per le colf».
In Friuli la sanatoria badanti, almeno in provincia di Pordenone, si
chiude a metà del guado. Nel senso che solo il 50% delle famiglie ha
risposto all’appello della regolarizzazione. Dai primi dati, sembra che
le domande più numerose (la stima è dell’80-90%) siano per le badanti,
mentre appare marginale la richiesta di stranieri di mettere in regola
come colf altri stranieri privi di permesso di soggiorno.
Verona 24 settembre 2009 diFabrizio Frosio
Quando in Italia le leggi sono solo per gli Italiani.
Nei
giorni scorsi mi sono recato in posta per ritirare una contravvenzione
(atto giudiziario) e siccome l'auto che guidavo era di mia moglie mi
sono imbattuto in una serie di intoppi per poterla ritirare. In primis
mi hanno chiesto chi ero e ho dovuto mostrare, oltre al mio documento,
la delega firmata da mia moglie per il ritiro. In seguito hanno voluto
anche il documento di mia moglie e alla fine, dopo aver archiviato tutte
le generalità, mi hanno consegnato una multa di 170 euro (dentro di me
mi chiedevo “ma chi è quello scemo che tenterebbe di ritirare una multa
non sua?”), presa il 15 marzo dai vigili urbani di Campodarsego.
Lì per
lì un po' per l'incazzatura, un po' per la fretta, non ci ho pensato
molto e me ne sono andato a cercare di recuperare questi soldi sperando
in una giornata di proficue vendite.
La sera
nel mio angolo di riflessione (è un posto segreto, non svelabile,
coperto da segreti, dove sono ammessi solo quotidiani e cruciverba) mi
chiedevo come mai, se io per ritirare una multa ho dovuto fare una così
lunga trafila, si possa riuscire a portare via un bambino da una scuola,
o fare delle manifestazioni con caschi e manganelli o entrare in uffici
pubblici o luoghi pubblici a volto coperto.
Tutto
questo sembrerà un po' sciocco, ma nel profondo del suo quotidiano
disordine e dopo aver analizzato la cosa, mi si è presentata una
visione oltre che sconcertante anche allarmante.
Di qui,
il riferimento alla legge italiana, che dice che bisogna presentarsi in
modo da essere palesemente riconoscibili quando ci è richiesto di
fornire le proprie generalità. Detto questo voglio soffermarmi al
problema del burqa, che oltre ad essere una vergogna per il genere
umano, che annienta la personalità della donna e la rende simile ad un
manichino telecomandato, dà adito a continue manifestazioni di disprezzo
verso le nostre leggi.
Si
aggiunga a questo che, neanche la polizia locale sa come applicare le
leggi, forse per mancata informazione, e come potrete apprendere
leggendo l'articolo qui sotto riportato, chi tenta di far applicare un
giusto rispetto verso lo stato e le sue leggi viene "taggato" subito
come "Razzista".
Qualcuno che vuole il rispetto delle leggi ancora c'è, non solo da parte
degli italiani, ma anche da parte di chi, dopo anni di residenza in
Italia, non ha ancora capito che la legge da rispettare non è la "sharia",
ma la legge dello stato italiano.
Poi non
stiamo a stupirci, se solo negli ultimi due anni, sono state sei le
vittime dei padri carnefici, che piuttosto di vedere le proprie figlie
amare un Italiano, preferiscono vederle sottoterra brutalmente
assassinate come è nella loro tradizionale purificazione. Beh, viene
inoltre da sottolineare che in Italia la gente che ha ammazzato, ha
fatto 8 anni di carcere ( buona parte fuori dal penitenziario).
E'
questa l'integrazione che volete?
Sono
queste le persone che dovremmo far diventare Italiani dopo 5 anni? (il
padre si Saana era in Italia da 17 anni)?
Fabrizio Frosio
Treviso. Va col burqa al supermercato
Una cliente si scandalizza: «Cacciatela»
La donna ha chiesto l'allontanamento della musulmana Il direttore: «Non siamo razzisti, fare la spesa
è un suo diritto»
TREVISO
(23 settembre) - Ha visto tra i banchi di un supermercato una donna con
il burqa e, sentendosi offesa, ha chiesto ai dipendenti che la musulmana
venisse allontanata facendo intervenire anche le forze dell'ordine. È
accaduto ad una cliente del supermercato Bennet di Pieve di Soligo, la
cui protesta, però, è caduta nel vuoto.
La donna, seguita poi da altri clienti, ha invocato la legge italiana
che stabilisce l'impossibilità di "girare mascherati" e pretendeva
l'allontanamento della donna in burqa, una cliente abituale del
supermercato che stava facendo la spesa insieme al marito.
«Se italia esiste una legge anti-burqa è giusto farla rispettare», ha
affermato la cliente. I dipendenti del supermercato, per altro sorpresi
dalla protesta, visto che una specifica legge anti-burqa non esiste,non
hanno mostrato volontà di allontanare la cliente musulmana.
La signora non si è arresa e ha poi dichiarato:«Se la prossima volta non
sarà il personale del supermercato a chiamare le forze dell'ordine, sarò
io stessa a segnalare il fatto a chi di dovere. Non ne faccio una
questione politica ma sono mossa solo dal senso di giustizia».
Alle parole della donna ha replicato il direttore del supermercato:
«Fare la spesa è un suo diritto - ha spiegato all'Ansa -, noi non siamo
razzisti e non troviamo nulla di male se uno osserva le proprie
tradizioni». Tra l'altro, sottolinea il direttore, l'immigrata «è nota
nel negozio perché lo frequenta da tempo, anche se non in modo assiduo,
per di più accompagnata dal marito».
Verona 09 settembre 2009 diFabrizio Frosio
Ciao Mike
Dire che era un
grande? Sarebbe riduttivo. Il fatto é che lui era” la televisione
italiana” e senza di lui nello schermo ci sarà un grande spazio vuoto.
Mike Buongiorno
”l’immortale” ci ha lasciati ieri con grande commozione di tutti
gli Italiani, il ricordo di lui va dagli albori della nascita della
televisione fino alle ultime puntate di viva radio 2 con Fiorello e gli
stupendi spot della nuova e vecchia coppia Fiore-Mike.
Mi ricordo che da
piccolo non perdevo mai il mitico Flash (non posso ricordarmi
lascia o raddoppia, non c’ero) ed ancora il gioco di tutte le famiglie
“La ruota della Fortuna”, ma Mike non era solo questo, lui era l’uomo
che pur usando un linguaggio semplice e normale, ed assolutamente mai
volgare, riusciva a farti entrare nel sapere e nella cultura della
gente, quella provinciale si ma reale ed umana.
Quanti Italiani hanno
conosciuto veramente l’unita’ d’Italia intensamente come nei suoi Quiz,
memorabile dagli archivi della Rai “Campanile Sera” che vado sempre a
guardare quando posso, e quanta gente incollata a seguire questo Saggio
della televisione che impartiva lezioni e rimproveri, e ti inteneriva
con le sue memorabili e spontaneamente ingenue gaffe, ti incuriosiva e
ti stupiva quando facendo una semplice offerta promozionale sembrava
offrirti la “via”.
Il suo modo di essere
spontaneo, professionale ma altamente umano era la cosa che più si
poteva amare in una persona di spettacolo, e al diavolo chi stupidamente
non capiva questo e con delle grandi panzane come quelle di Umberto Eco
lo sminuiva, la fenomenologia, l’unico vero mediocre e’ stato lui a non
capire la grandezza che c’era nell’umiltà e nell’ umanità di Mike, e al
diavolo chi di lui ha sempre trovato i difetti e chi non li ha? Pensate
forse che gli intellettuali come Eco valgano umanamente di più? Di più e
in base a cosa, non vi era forse cultura popolare di tradizione e di
valore nei programmi di Mike? Parliamone.
Di lui resteranno
tutte le ore in cui ci ha fatto compagnia, di lui resterà nelle nostre
menti il suo “Allegria”, non mancheranno altre barzellette come quelle
della signora Longari, e personalmente mi mancherà la sua partecipazione
a Viva Radio 2 che seguivo giornalmente dalla mia auto.
Per chi
conosceva Mike solo dalla televisione come me non può sapere di quanto
fosse innamorato della natura, della neve, dell’amore e della curiosità,
ma quella sana e solo ora si scopriranno i lati più affettuosi di questo
Mito vivente, pensate che era il conduttore con la carriera più lunga di
tutto il mondo.
Classe 1924, Aldo
Grasso lo ha definito "Padre della patria" perchè lui, come altri della
sua generazione, hanno fatto gli italiani”, ed e’ forse per questo che
con la sua Allegria scaturita anche dalla sua sofferenza, ha saputo
entrare nei sogni e nelle speranze degli italiani del dopoguerra che
volevano divertirsi per dimenticare. Amante della sua infantile America
con un “Colpo di scena” Come solo lui poteva fare ha scelto Montecarlo
per non offendere ne L’Italia ne l’America e se ne e’ andato come era
arrivato, con un Riskyatutto nel cassetto, sarà il segno di un ciclo che
si chiude con lui e che lascerà tutti gli addetti ai lavori con un nodo
al fazzoletto, Mike non ha mai smesso, non e’ mai crollato, non ha mai
fallito ed ora sicuramente sarà tra gli Angeli Celesti con cuffie e
scaletta alla mano per il quiz finale, quello per il Padre Celeste.
Addio Mike ci
mancherai…..
Treviso 06 giugno 2009 di
Stefano Cottini
CORDOGLIO E AIUTI
IMMEDIATI
Oggi 6 Giugno 2009, nel
primo pomeriggio, il Comune di Riese Pio X e i Comuni limitrofi nella
Provincia di Treviso (sud-ovest) sono stati colpiti da una violenta
tromba d’aria.
Dalle nostre case, per
fortuna colpite non gravemente, abbiamo subito sentito le sirene dei
Vigili del Fuoco, delle autoambulanze e della Protezione Civile invadere
le strade.
Guardando fuori dalle
finestre si vedevano alberi sradicati, tetti di case scoperchiati,
capannoni divelti, campi coltivati devastati, gente presa dal panico ma
subito pronta a rimboccarsi le maniche per rassettare i cocci.
Per qualche ora è
mancata la corrente e siamo stati isolati. C’era un silenzio inusuale e
foriero di brutte notizie.
Solo accendendo la
televisione, dopo il ritorno della corrente, e sentendo i primi
resoconti, ci siamo potuti rendere conto che le brutte notizie non
finivano lì.
Nel Comune di Riese Pio
X, casa natale di, al secolo, Giuseppe Melchiorre Sarto (Riese, 2
giugno 1835 – Roma, 20 agosto 1914), la tromba d’aria in proporzione è
stata peggio del terremoto all’Aquila.
Più di trenta i feriti,
200 gli sfollati, case distrutte; questo è stato il tremendo
pomeriggio di Riese, tutto svoltosi in pochi minuti.
I residenti con orgoglio
e senza lasciarsi sopraffare dagli eventi hanno desiderato vegliare
fuori dalle loro macerie.
A tutt’ora le strade
sono impraticabili, i Pronti Soccorsi della zona pieni.
L’unica cosa che noi, di
Destra Libertaria, possiamo fare è questo articolo di cordoglio e
mettere a disposizione il link della Provincia di Treviso nel sito
www.destralibertaria.it per qualsiasi contatto e aiuto per
la popolazione colpita.
Sarà nostro compito
informare e attivare tramite i contatti a nostra disposizione (comunali,
provinciali, regionali e non per ultimo nazionali) tutti i politici che
possono aiutare per trasformare la famigerata politica del dire ad un’
immediata politica del fare.
Non avendo più parole,
per altre informazioni rimandiamo ai siti:
Chi desiderasse capire
le origini, le aspirazioni e le dinamiche del Cristianesimo sarà meno
curioso di sapere se Gesù camminasse davvero sulle acque e più
interessato alla figura di Cristo come emerge dalla fede, dalle credenze
e dalle pratiche dei primi cristiani e di quelli che li seguirono nel
corso dei secoli. Per capire le motivazioni e le aspirazioni da cui
trassero vita le prima Comunità Europee, dobbiamo calarci negli anni
immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale e
vestire i panni dei leader politici e della classe dirigente dei
principali stati europei dell’epoca. Solo tre decenni prima i leader
politici che in seguito avrebbero dato vita alle Comunità europee
avevano combattuto la cosiddetta Grande Guerra che all’epoca sembrò
un’esperienza devastante; faticosamente trovarono un accordo di pace con
il trattato di Versailles. Ma all’indomani della Seconda Guerra
Mondiale, la stessa classe dirigente si trovò di fronte al fallimento di
quell’ordine internazione faticosamente costruito. La nuova guerra fece
apparire poca cosa tutte le carneficine avvenute precedentemente
colpendo militari e civili. Esso costituiva l’esito di un modello di
conflitto europeo che per duecento anni aveva causato l’esplosione di
scontri armati. La genialità dei padri fondatori dell’integrazione
europea fu quella di cercare una soluzione che abbracciasse sia la sfera
politica sia quella economica. L’Unione Europea è sin dalle origini un
progetto politico che ha fatto ricorso a strumenti economici. Ciò che
contava nelle menti dei fondatori era non ripetere gli errori
precedentemente commessi. La migliore espressione di questo disegno può
trovarsi nella dichiarazione di Schuman del 9 maggio 1950 in cui affermò
che “la pace nel mondo non può essere salvaguardata se non facendo
sforzi costruttivi proporzionati ai pericoli che la minacciano”.
L’anno prossimo scade il
decennio entro il quale l’Unione Europea, secondo gli accordi di Lisbona
del 2000, rilanciati nel 2005, doveva diventare la società basata sulla
conoscenza più avanzata del mondo; sarebbe il caso di avviare una seria
riflessione sui motivi del fallimento degli obiettivi perseguiti con i
Piani di riforma nazionali. Il tema delle riforme è ritornato prepotente
nel dibattito politico, innalzandone il basso livello. Tutti hanno
riforme da proporre ma manca un comune sforzo per redigere una lista di
priorità e dei costi da sopportare per ottenere i ricavi futuri che da
esse si attendono. Le speranze dei firmatari degli accordi europei di
parte italiana è che il Paese, sottoposto al vincolo esterno, le avrebbe
accettate e in parte, ha avuto ragione. Ma il processo si è arrestato di
fronte alla volontà dei grandi Paesi di procedere per proprio conto ma
soprattutto perché è venuto meno il convincimento che sia la concorrenza
l’unica disciplina delle crisi, la spinta più efficace allo sviluppo e
il viatico più efficace alla meritocrazia e all’etica degli affari.
Invocare un’Unione Europea diversa non contrasta con la richiesta di chi
chiede al Paese di dare innanzitutto prova, con comportamenti coerenti,
che è questo ciò che vuole affinché i meccanismi democratici trasmettano
l’urgenza del bisogno alla politica. Questa è quindi la prima verifica
da fare e la candidatura europea si porta con sé questa grande
responsabilità in un momento economico e politico non semplice ma anche
con un bagaglio storico e culturale di non poca rilevanza. Credo
sinceramente che votare Fabrizio Frosio sarà la miglior scelta che noi
del nord est potremmo fare. Egli infatti rappresenta il cittadino veneto
e del nord est nella sua semplicità, concretezza e disponibilità. E’
inoltre una figura nuova e credo profondamente che la politica oggi
abbia bisogno di nuovi slanci e di nuove persone. Frosio dovrà essere
portavoce delle esigenze dal punto di vista economico oltre ad interessi
socio culturali della nostra nazione; e in questo mondo di concezioni
contrastanti su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, non avrà paura
di esprimere il proprio pensiero quando saranno in gioco i valori con
cui è cresciuto. Negli incontri fatti in questo mese con la gente ho
avvertito un grande necessità di dialogo con il cittadino che spesso si
sente dimenticato. La politica oggi ha la reale necessità di
riacquistare la propria essenza di “polis”. Concludo semplicemente
dicendo che la candidatura di Frosio è per noi una grande sfida e una
grande opportunità per tutti.
Intervista a Fabrizio Frosio
candidato alle elezioni europee
(PDL)
da Radio Radicale
2 giugno 2009
Treviso 02 giugno 2009 di
Stefano Cottini
Storia della festa del 2
giugno
E’ dal 2001 che è stata
ripristinata la festa del 2 giugno.
Atto che dovrebbe ridare
agli Italiani la memoria storica, forse, chi lo sa.
Sta di fatto che, se si
guarda la televisione, si vedono solo colonne autostradali e Italiani
“beoti” pronti al ritorno da un ponte buono per la tintarella e non per
il ricordo.
Ricordo in bene o in
male ma che, come tutte le altre date storiche, devono trovare un posto
d’onore nel cuore della Patria.
Comunque la si pensi
bisogna ricordare, onorare ed essere coscienti nella nostra storia.
Per i più smemorati
ricorderò (dati presi da internet), per punti, gli eventi principali:
Il 2 giugno 1946 si
svolse il Referendum istituzionale che mise fine alla monarchia nel
nostro Paese.
Gli italiani scelsero la Repubblica e insieme votarono per eleggere i
556 deputati dell'Assemblea Costituente che avrebbero redatto la nuova
Carta Costituzionale.
Fu la prima tornata
elettorale a vero suffragio universale, in quanto per la prima volta
nella storia del paese andarono alle urne anche le donne: si recò a
votare l’89,1% degli aventi diritto al voto, pari a 24.947.187 italiani.
Il risultato delle urne
fu di 12.717.923 voti a favore della Repubblica, contro i 10.719.284 a
favore della Monarchia. Al nord Repubblica e Monarchia avevano ottenuto,
rispettivamente il 64,8% ed il 35,2%. al centro il 63, 4% ed il 36,6%.
La situazione era rovesciata al Sud, dove la Monarchia aveva vinto
dappertutto con percentuali del 67,4% contro il 32,6%.
Il capoluogo di provincia più repubblicano era Ravenna con una
percentuale del 91,2%; seguiva a ruota Forlì con l'88,3%. Siciliani i
comuni più monarchici: Messina (85,4%) e Palermo (84,2%).
Il 13 giugno, Umberto II,
"il re di maggio" (10 maggio-13 giugno 1946), partì per l’esilio e la
XIII disposizione transitoria della nuova Costituzione vietò l'esercizio
dei diritti politici ai membri e ai discendenti di Casa Savoia e
l'ingresso in Italia ai discendenti maschi della famiglia.
I Savoia sono tornati in Italia solo il 15 marzo 2003, dopo 57 anni di
esilio.
La festività nazionale
del 2 giugno, data della fondazione della Repubblica italiana, venne
istituita nel 1949. Nel 1977 venne soppressa a causa dell'elevato numero
delle festività infrasettimanali e della loro negativa incidenza sulla
produttività sia delle aziende che degli uffici pubblici e le
celebrazioni furono spostate alla prima domenica di giugno.
La festività è stata
ripristinata nel 2001 con la Legge 20 novembre 2000 n.336, in quanto
parte fondamentale della memoria storica italiana.
Sperando che questo
piccolo ricordo sia per tutti un monito per prendere meno sole e un
libro in più in mano, auguro a tutti buona festa del 2 giugno!
Treviso 31 maggio 2009 di
Ufficio stampa
Rassegna stampa
Verona 31 maggio 2009 di
Ufficio stampa
Rassegna stampa
Treviso 24 maggio 2009 di
Ufficio stampa
Treviso 22 maggio 2009 di
Ufficio stampa
Padova 16 maggio 2009 di
Anna Scapin
Oggi a Camposampiero (PD) si è svolta la cerimonia
d’inaugurazione del restauro all’Oratorio della Madonna della
Salute.
Eretto nel secolo XV dai Querini divenne nel XIX secolo un luogo
di preghiera molto frequentato in seguito alla liberazione di
Camposampiero dal colera per interecessione della Beata Vergine.
Erano presenti tutti coloro che hanno contribuito al
restauro, il MinistroBrunetta e il nostro responsabile
provinciale, Formisani Cristian oltre ad altri noti
rappresentanti dell’economia e della politica locale. Come ha
giustamente affermato il nostro Ministro, siamo in piena campagna
elettorale ma la vera politica è fatta di gesti come questo che vedono
nel concreto un impegno nei confronti del proprio territorio.
Treviso 26 aprile 2009 di
Luana Marcon
CANE NON MANGIA CANE !
Sono l’ennesima
testimone del mal funzionamento della “Zia Burocrazia”.
Dopo un incidente
lavorativo accadutomi circa da un anno, ebbi attualmente a che fare con
un’odissea burocratica ancora lunga da finire perché lo stesso trauma mi
ricapitò quindici giorni fa.
Tutti sappiamo che
quando si subisce un infortunio sul lavoro le competenze relative sono
dell’Istituto Nazionale Assistenza Infortuni Lavorativi (INAIL).
Trascorsi i primi giorni
di malattia (competenza dell’INPS), mi balenò nella testa che la mia
situazione di ”limitata autonomia” fosse, quindi, di competenza
dell’INAIL.
Mi rivolsi a quest’ultimo
ed effettivamente valutò l’evento capitatomi conseguente all’incidente
iniziale per cui iniziò la procedura per spostare la mia posizione dal
primo al secondo Istituto.
Per fare ciò mi diedero
un modulo da far compilare al mio medico di base che non volle prendersi
nessuna responsabilità sostenendo che il Pronto Soccorso è l’organo
competente per la compilazione del modulo. Andai al Pronto Soccorso.
Incontrai un medico che
mi fece aspettare nel suo studio, davanti a tutti i suoi bei diplomi,
venti minuti. Mi disse, dopo aver parlato con un suo superiore perché
non sapeva come comportarsi, che loro non potevano fare nulla e in malo
modo, iniettandomi molta sfiducia, m’inviò all’INAIL della mia
Provincia.
Arrivata all’ennesimo
sportello, un altro laureato in medicina legale dette dell’incompetente
al collega del mio paese. Riconfermò la sua tesi aggiungendo che
l’errore iniziale era nell’aver trasformato la posizione da malata ad
infortunata. ERRORE, secondo quest’ultimo, dovevo restare semplicemente
come all’inizio.
Nella mia testa, allora,
lo sconforto prese il sopravvento. Unico consiglio che mi diede fu di
rivolgermi ad un “Patronato sindacale di assistenza ai lavoratori” per
mettermi in contatto con un altro laureato in medicina legale.
Presi il mio caro
compagno di viaggio, il faldone di documenti medici, e me ne tornai a
casa con la bile in fiamme. A questo punto della storia mi faccio delle
domande:
·
E’ l’INAIL un istituto che dà chiare informazioni al lavoratore?
·
Vista la legge, perché l’INAIL non rimborsa le spese di viaggio per
raggiungere i mille uffici di sua competenza?
·
L’INAIL prende seriamente l’operato degli amici sindacati o se ne beffa?
Sono sicura che la
strada sarà lunga e tortuosa. La mia stanchezza è al massimo ma sono una
CITTADINA che vuole far valere i propri DIRITTI nonché una LIBERTARIA
convinta.
Forte delle leggi che
dovrebbero tutelarci ma che non vengono applicate, combatterò sino ad
arrivare alla soluzione di questa Battaglia Burocratica, dove CANE NON
MANGIA CANE !!!
Treviso 25 aprile 2009 di
Stefano Cottini
Il giorno dopo
Ho poco più di trent’anni ma non ho memoria di un anno dove le polemiche
non si sprecassero per giudicare o essere giudicati a causa del 25
Aprile.
Sono molto stanco!!!
Ora potrei dire la mia, ma perché, non altro per fare un’altra goccia
del mare nell’oceano dell’ipocrisia. No grazie!!!
Quindi, questo articolo non doveva essere scritto. Pensai allora di
unire qualche riga per la resistenza. Aspettate, non quella ufficiale ma
quella che morì per l’ideale giusto o sbagliato che fosse stato.
Si osanna il 25 Aprile come “liberazione” dall’occupazione
“nazi-fascista” dell’Italia (o meglio di Milano), ok, nulla da dire, è
vero. Ma…
Può essere vero che in un giorno tutto un esercito in guerra, malconcio
quanto si voglia, venga sconfitto definitivamente? NO, la Vera Storia,
quella con la S maiuscola… dice un’altra cosa.
Quasi nessun libro ufficiale ne fa menzione ma dal 26 Aprile 1945 un
manipolo di fedelissimi alla “Repubblica Sociale Italiana” disse di no.
Lungi da me voler fare dietrologia o apologia, ma quel vizio che ho di
essere un appassionato di storia m’impone una correttezza troppe volte
non esercitata dalle “penne forti”.
Siamo abituati ad identificare “la resistenza” abbinandola ai
combattenti italiani che si opposero, con alterne vicende (giuste e
sbagliate), al Fascismo e più in grande alla guerra dell’ Asse. Vero!!!
Etimologicamente le parole “Resistenza” e “Partigiano” hanno
rispettivamente un significato di forza e di parte.
A che cosa? Agli occupanti o ai vincitori !!!
Così fu anche per i Fascisti dal 26 Aprile 1945. Si chiamarono “Lupi
Grigi” scapparono sulle montagne del nord Italia non valicando mai il
confine.
Non ebbero contatto alcuno con le città del “nuovo corso storico”, non
ebbero nessuna informazione e, come spesso capita, la fantasia prese il
sopravvento.
Molti erano convinti che Mussolini, scappato alla cattura, li dovesse
raggiungere nei covi di fortuna per comandarli ed organizzare una
resistenza stremata sino alla fine, sino alla morte più onorevole che un
combattente possa conoscere: il campo di battaglia.
Molti altri erano convinti che, addirittura, i giapponesi con i tedeschi
stessero riorganizzando le file a Berlino, sotto terra, nelle fogne.
Dovevano solo aspettare l’arrivo dei rinforzi per riconquistare quelle
città che per loro era naturale fare ritornare “alla normalità”.
Con le scarpe rotte, un moschetto con poche pallottole, pochi viveri e
nulli contatti, questi giovani o vecchi che fossero non mollarono e
morirono per il loro ideale.
Erano loro i veri Partigiani del giorno dopo, il 26 Aprile 1945.
Quindi, cari lettori scusate se, oltre al 25 Aprile di ogni anno (festa
oramai di tutti ed era ora), festeggerò o meglio avrò una
preghiera anche per il “giorno dopo”. Farò menzione di quegli Uomini
convinti, come oramai troppo pochi, della giustezza delle loro idee.
Vorrei dedicare queste poche righe, piccolo segno dei suoi insegnamenti,
a Giano Accame.
Fu mio maestro grazie ai suoi scritti.
Fu mio mentore grazie alle sue posizioni.
Fu mio ispiratore quando pensavo di essere il solo a pensarla
diversamente.
Ciao Giano, sempre presente.
Verona 08 aprile 2009 diFabrizio Frosio
COMUNICATO STAMPA
Grande senso di vergogna
ed immenso stupore nel denunciare la mancanza di tatto e di senso civile
dimostrato dal tg1 delle 13.30 del 7 aprile, dove si decanta
l’incredibile audience; record di ascolti per l’edizione speciale sul
terremoto dimenticando forse, che non era la spettacolarizzazione
dell’evento ad alzare gli ascolti, ma la consapevolezza di un dramma
fatale per 272 persone, famiglie distrutte, 1000 feriti e più di 27mila
persone senza tetto.
Prima di festeggiare
questi ascolti, ricordiamoci chi sono “protagonisti” di questo show;
gente a cui è crollato il mondo addosso.
Come responsabile
Regionale di Destra Libertaria (PdL), chiedo che venga fatta luce su
questa mancanza di rispetto, e che il direttore di questo telegiornale
ne risponda personalmente e chiederemo alla dirigenza Rai delle scuse
per quanto accaduto.
Destra
Libertaria Veneto organizza una raccolta di pannolini per bambini e
assorbenti igienici femminili da portare in Abruzzo per le famiglie
colpite dal terremoto.
Comunichiamo inoltre, che saranno consegnati personalmente da noi e sarò
presente per testimoniare, che arriveranno direttamente sul posto nei
giorni di lunedì e martedì di settimana prossima.
Per chi ha il modo di farceli pervenire o darci delle informazioni su
chi ce li può donare lascio il mio numero e la mia mail.
Quanta acqua sotto i
ponti, quante “case” lasciate per un briciolo di speranza, quante liti
buttate giù da un terrazzino di ricordi!
Tutto questo è stato
parte di un passato tanto vicino per me quanto lontano nella realtà
attuale.
Noi Libertari siamo
entrati nella Storia, quella con la “S” maiuscola.
Non abbiamo chiuso
nessuna porta e abbiamo aperto il portone del Popolo della Libertà.
Vivaddio forse, allora,
tutte quelle battaglie passate non sono state vane!
Facendo un passo
indietro e guardando al passato potrei chiedermi perché la destra?
Perché proprio “Destra Libertaria”? Perché schierarsi? Perché sentire il
bisogno di divulgare le proprie idee? Perché combattere? Perché voler
entrare nel gioco della competizione elettorale?
Nati alla fine degl’anni
’70, agli albori dell’era Craxi, dove tutto si anestetizzava con piccole
battute bonarie, dove tutto si risolveva con una schiacciante botta
sulla spalla, dove i nostri governatori avevano l’abbonamento decennale
a Montecitorio, dove le scorrettezze per il “bell’apparire” erano
quotidiane, ci si gongolava nel risultato di un post boom economico
oramai destinato al crepuscolo.
Cresciuti nella
bambagia, rassicurati dallo sguardo dei nostri genitori fieri di poter
sfoggiare un lavoro a tempo indeterminato e frementi nell’aspettare
quelle due settimane di ferie estive per portarci al mare a giocare con
altri bambini ignari come noi del triste futuro che c’aspettava.
E’ si, è dura essere
scaraventati senza preavviso nella recessione, è dura vedere il proprio
padre, che avrebbe dato la vita per noi, correre a destra e a manca per
racimolare qualche quattrino per pagare quel mutuo cominciato all’inizio
dei tempi o l’affitto che con gli scatti ISTAT diventava sempre più
insopportabile, ma ne siamo stati testimoni e, senza averlo chiesto,
inconsapevoli protagonisti nella stessa nostra difficile costruzione del
domani.
Amici, compagni dei
tanti giochi al parco e poi delle mitiche bevute nei pub, dei primi
tragici approcci con l’altro sesso, lasciati morire dalla noia, dalla
rassegnazione, dallo sbarcare un lunario in un cielo che di stelle non
ne ha più.
Mia gente costretta
all’espatrio per far valere una laurea costruita mattone su mattone
lasciando per terra un po’ di sangue ogni giorno, ogni volta che la loro
mano stringeva altre mani ipocrite capaci solo di chiedere senza rendere
una giusta gratificazione a GENTE CHE VALE.
Si, è proprio qui che
vanno a parare le mie domande: dove, come si possono dare delle risposte
alle persone che valgono?
La mia risposta era, è e
sarà sempre LA POLITICA FATTA DALLE STESSE PERSONE.
30 anni, anni di scelte,
di coraggio, di discese in campo. Ecco perché secondo me il “fare”
politica e non il “dire” politica è la scelta migliore, ecco perché Il
Popolo della Libertà è il giusto porto dove attraccare la nostra barca
per entrare nel Transatlantico della politica fattiva.
30 di una persona sono
anni dove il ragazzo diventa uomo e si prende le sue responsabilità.
Io lo sto facendo e ho
scelto.
Chi esce dal gioco, non
è che perda, ma rimane avvinghiato, comunque, nelle strame dello stesso
e potrebbe morirne soffocato.
Io ho scelto di entrare
con D.L. nel Popolo della Libertà. Mi sono schierato.
Perché?
Penso che a questa
domanda, per onesta intellettuale, si debba rispondere con parecchie
parentesi: storia personale, esperienze fatte e subite, comunicazione,
amicizie e tante altre piccole cose che solo ognuno di noi potrebbe dare
dei nomi.
Forse da giovani si
entra per scherzo pensandolo come una compagnia di amici che, ogni
tanto, fa un po’ di goliardia alzando il braccio destro al cielo,
puntando verso le stelle perché è li che si voleva arrivare; con il naso
verso l’alto quasi a voler perdersi e scappare da una realtà che per la
maggior parte dei casi ci diceva sempre di no.
Pochi, forse nessuno
sapeva che significato avesse quel braccio levato al cielo; ma non si
doveva aspettare molto per saperlo almeno cosi volevano farci credere.
C’era la scuola, le ore
di storia, con professori fatti con lo stampo, da dove uscivano le
stesse parole, con lo stesso vocabolario, piene di infamie verso i
nostri avi e la Nostra Patria.
Verona 03 aprile 2009 diFabrizio Frosio
COMUNICATO STAMPA
"Tutto il Pdl va al Vinitaly"
La
giornata di ieri è stata veramente fuori dal comune. Anche io, come
tutto il PDL Veneto, ero in fiera a Verona per l’apertura del Vinitaly
2009. Do per scontato, che sappiate che i vini in fiera sono sempre
ottimi, poiché fanno degustare prettamente le migliori riserve e devo
dire che è stato difficile uscirne indenni.
La
polemica più sentita però, non è quella delle presenze illustri, tra cui
il governatore Galan, il ministro Zaia, le veline Canalis e Corvaglia ed
altri nomi famosi; la comunità politica è rimasta sconcertata dal fatto
che tutto il PdL Veneto abbia “marinato” il Consiglio Regionale per
partecipare a questa kermesse.
A me
non sembra affatto così grave; se guardiamo i dati di questa fiera, 80
milioni di euro annui di fatturato dell’ente, tutto esaurito di
prenotazioni per la prossima annata del Vinitaly, e non manca mai il
pieno di presenze; e allora, se il mestiere del politico deve essere
quello di rapportarsi con la gente, questa è l’occasione migliore, anche
perché un buon bicchiere di vino ti apre sicuramente la mente e ti
predispone ad accordi e non alle battaglie.
Sta di
fatto, che l’opposizione Veneta è andata su tutte le furie, richiedendo
l’alcool test per i Consiglieri (cosa che non è stata possibile, in
quanto non sono mai rientrati da Verona) e le scuse scritte per
l’accaduto. Stupito anche il gruppo della Lega, che invece era presente
in Consiglio. La critica al gruppo del PdL è per non averli avvisati, in
quanto ai leghisti si sa, un buon bicchiere non si rifiuta mai.
Dopo
questo giallo politico-vinicolo Veneto staremo a vedere i risvolti,
perché a ragion del vero, Tosi e Galan sembra abbiano parlato in fiera
delle Regionali, Giorgetti e Tosi delle candidature; a noi non è
restato che il vino; speriamo nel prossimo giro.
Scherzi
a parte, invito tutti gli amici a visitare questo evento mondiale che fa
parlare dei Veneti in tutto il mondo.
Verona 02 aprile 2009 diFabrizio Frosio
COMUNICATO STAMPA
Trovo molto ingiusto e oltraggioso accusare la popolazione italiana, e
in particolar modo quella veronese, di razzismo come ha fatto Germani
Giancarlo il Segretario del Partito Italiano Rumeni, vorrei ricordargli
che sono molteplici i delitti e le aggressioni, gli stupri e le rapine
subite dagli italiani e dai veronesi da gruppi organizzati di etnia
rumena, ma non per questo si criminalizza il loro popolo.
Va però ricordato, senza dubbio, che i fatti sono lampanti; la maggior
parte dei rumeni che sono in Italia e non lavorano, sono quelli che
troviamo sui giornali di tutti i giorni per aver commesso crimini.
E’ altrettanto vero, che ci sia una buona parte che lavora e non crea
problemi, ma difatti non si parla di loro.
Trovo molto grave che lo stesso Germani affermi, che la popolazione
rumena sia vittima di provvedimenti discriminatori da parte del Governo
nei loro confronti; anzi penso che gli italiani stiano dimostrando un
grande “self control” nel non manifestar il proprio diritto alla
sicurezza e al quieto vivere anche con manifestazioni che potrebbero
sfuggire di mano.
Interpellando il Presidente Napolitano, Germani ci fa capire chiaramente
di classificarci come xenofobi; citando casi come quello di Erba; dove
si e’ scoperto che Azouz non è un assassino, ma nemmeno un santo, bensì
uno spacciatore incallito.
Non voglio entrare in merito alla vicenda di Villafranca di Verona, che
chiariranno le indagini in corso, ma trovo pretestuoso cavalcare l’onda
per gettare fango sugli italiani, che a dire il vero, devono sopportare
anche troppo; vivere in “bunker” con la continua paura non e’ una
situazione che gli Italiani hanno voluto, ma che si sono trovati per
colpa di chi ha voluto un’immigrazione insensata e senza controlli, dove
i primi ad arrivare sono state le persone allontanate dagli stati da cui
provenivano e di certo non perché erano dei santi.
Rifletterei prima di aumentare ancora la già pesante sensazione di
insicurezza e paura degli stessi, perché i casi di intolleranza verso i
rumeni non sono dati dall’inospitalità italiana, ma al contrario alla
mancanza del rispetto delle leggi e del senso civile di chi viene in un
paese e a volte pretende come diritto ciò che gli altri hanno
faticato per ottenere.
Tra i Padani e tra gli italiani sicuramente ci sono anche delle persone
poco civili o peggio dei delinquenti, ma proprio perché dobbiamo già
pensare a loro trovo veramente vergognoso doverci occupare anche
di chi in Italia viene non per lavorare ma per delinquere.
Verona 31 marzo 2009 di
Fabrizio Frosio
La sicurezza:
diritto di ogni uomo
Vent ‘anni fa avevo quindici anni e mi ricordo ancora i miei genitori
lasciare porte e finestre aperte anche la notte senza alcun timore
abitando in un piccolo centro storico di un piccolo paese vicino a Salò.
Non è passato un secolo ma questa tranquillità e questo “viver quieto” è
solo un lontano ricordo. Ora la gente anche li ha paura di uscire la
sera se non in gruppo, la malavita di ogni sorte soprattutto
extracomunitaria è arrivata anche li. Stessa sorte ha avuto anche il
paradiso, dove nessuna sorte di droga era mai comparsa, ora è un “sentir
quotidiano” lo spaccio e l’uso di droghe di qualsiasi tipo.
Non vi è dubbio che il sentirsi sicuro nella propria casa, nel proprio
paese, è un’esigenza di ogni uomo e ogni donna che vuole tutelare la
propria famiglia e i propri figli. Quante volte ho pensato a chi ha
fatto grandi investimenti per comprare casa in nuovi quartieri di grandi
città e dopo pochi, pochissimi anni si trasformano in quartieri
degradati che oltre al valore economico decimato si trasforma in un
incubo di vita, dover fare le guardie del corpo ai propri figli,
attrezzare le proprie case con sistemi di sicurezza da istituto
bancario, vivere sempre con allarme alto e subire furti continui. Come
si puo’ vivere cosi? Ecco perche’ la sicurezza è uno dei diritti primari
dell’uomo ed è per questo che ritengo necessaria una trasformazione
sulle regole vigenti aumentando i controlli anche ripristinando le
frontiere, mercati aperti ma frontiere di controllo.
La sicurezza è qualità di vita è ciò che allunga e migliora il proprio
reale bisogno di tranquillità e per questo ritengo che le misure
adottate fino ad ora siano insufficienti e che sia necessario portare
all’ordine del giorno la difesa del diritto alla sicurezza come bene
comune.
Giusto si rispettare il diritto alla vita di ogni uomo, ma se per
conseguire questo dobbiamo ledere uno dei diritti più fondamentali della
vita umana bisogna credersi se non sia il caso di rimettere al centro la
bilancia cercando di stabilire un equilibrio tra diritto e diritto
tutelando anche chi vive sul territorio e non ha nessuna intenzione di
cambiare.
Nella
giornata di venerdì, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha
chiamato sul palco tutti i partiti e movimenti minori, che insieme a
Forza Italia e Alleanza Nazionale sono confluiti nel Popolo della
Libertà. Tra questi vi era anche la Destra Libertaria di Luciano
Buonocore con i suoi due delegati veronesi presenti a testimoniare
questo grande passaggio.
Il
coordinatore Regionale Veneto Fabrizio Frosio ed il portavoce
Provinciale Verona Spadoni Paolo hanno votato, insieme ad altri
6000 delegati Nazionali, Silvio Berlusconi leader del partito unico.
Tutti noi
di Destra Libertaria abbiamo partecipato compatti; pur se notte
inoltrata, alla votazione degli emendamenti dello statuto, approvato in
via definitiva il giorno 29 Marzo all’unanimità nella sala del 1°
Congresso Fondativo della Fiera di Roma, gremita di gente.
Entusiasmo
ed euforia per i discorsi ben consistenti di Silvio Berlusconi e
Gianfranco Fini; altrettanto per gli altri “big” del attuale governo.
Unanime e’
stato l’applauso per il ministro Brunetta, che ha portato dentro la sala
un vento di modernità e di fiducia; tanto da portarlo ad emozionarsi
lasciandosi sfuggire qualche lacrima, altrettanto caloroso e sentito il
sostegno per il Governatore Veneto Giancarlo Galan.
La nostra
più totale adesione e acclamazione e’ stata per Alberto Giorgetti alla
fine del suo breve ma intenso discorso.
Ora il
Popolo della Libertà e’ nato e noi di Destra Libertaria daremo ogni
possibile sostegno costruttivo e leale per i lavori e per la
presenza sul territorio Veneto.
Il Coordinatore Regionale del Veneto Fabrizio Frosio ed il
responsabile comunale Riva del Garda Carlo Pedretti,
saranno presenti con un gruppo di venti persone al convegno di ‘Rete
Italia’ che vedrà presenza del Presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi, Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Fabrizio
Cicchitto, Mariastella Gelmini, Angelino Alfano ed altri esponenti
del PDL, quali porteranno loro contributo nel dibattito sulla crisi
economica e i valori nella politica.
Accettiamo con grande entusiasmo l'invito rivoltoci dal coordinatore
regionale PdL di Trento; faremo sentire nostra presenza ed il nostro
contributo all'interno del più grande partito Italiano di cui saremo
parte anche nella regione del Trentino Alto Adige.
PDL: CONVEGNO DI 'RETE ITALIA' A RIVA DEL GARDA CON BERLUSCONI
(ACSA) - Roma, 11 mar - La crisi della finanza, l'onnipotenza della
scienza, i valori, la politica. Da venerdì a domenica a Riva del Garda
(Trento), 'Rete Italia' ha promosso un convegno per cercare di capire
quale ruolo potranno rivestire cattolici e laici nel Popolo delle
Libertà. Il convegno e' stato presentato questo pomeriggio a
Montecitorio dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni,
dal vice presidente della Camera, Maurizio Lupi e dal vice coordinatore
nazionale di Forza Italia, Giancarlo Abelli.
''Non e' il raduno di una corrente perché nel Pdl le correnti non
esistono, anzi sono vietate - ha subito spiegato Formigoni - vogliamo
dare un contributo a quel Pdl che ambisce ad essere il più grande
partito della storia politica italiana avendo l'ambizione di riunire
tutti i moderati e i riformisti che sono maggioranza nel paese''.
Nutrito il parterre dei partecipanti.
Nel corso dei tre giorni di lavori e' previsto l'intervento dei ministri
Sacconi, Frattini, Gelmini, Fitto e Alfano.
L'apertura e' affidata al Patriarca di Venezia, card. Angelo Scola,
mentre domenica mattina ci sarà l'intervento del presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi.