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Verona 01 marzo 2009 di Fabrizio Frosio

Ronde o campagna elettorale?

Ecco il perché sono sempre stato contrario alle ronde, che ritengo un grande indietreggiamento dello stato a discapito di problemi gravi e fortemente penalizzanti per la nostra società.

Non mi dilungherò perché ritengo che sia un pessimo argomento, ma riterrei molto più opportuno utilizzare le varie migliaia di poliziotti che restano negli uffici a fare dei lavori amministrativi, che potrebbero benissimo svolgere persone o impiegati anche esterni, con le stesse mansioni e pagati solo per il lavoro svolto. Una seconda opinione che ritengo molto valida ed effettiva potrebbe essere questa: abbiamo reparti dei carabinieri che insegnano in tutto il mondo come si mantiene la sicurezza sul territorio ma nonostante questo siamo uno dei paesi meno sicuri a causa di una immigrazione dissennata e senza controllo. La mia proposta e’ creare dei reparti speciali di carabinieri, che anche in Italia, insegnino con delle vere e proprie scuole, ad  una parte di esercito che abbiamo e rimane inutilizzato, proprio con il compito di vigilare e rendere le nostre città sicure. In questo modo potremmo utilizzare sia dei reparti amministrativi dell’esercito per portare più unita operative in strada e nello stesso tempo utilizzare una parte di esercito solo dopo un periodo di formazione per affiancare i reparti operativi di polizia e carabinieri.

Non conosco quali siano i problemi legati a questa soluzione che potrebbe meglio spiegarci il nostro caro amico Generale  Viola, ma sicuramente la soluzione non sarà di sicuro un impiego di ronde improvvisate che non fanno altro che quello che ogni cittadino dovrebbe fare, cioè segnalare alle autorità competenti fatti ed eventi sospetti. Allora una domanda mi sorge, non sarà solo perché dietro ad ogni gruppo di ronde c’e’ un gruppo ed un  fine politico?

 

Padova, "rondisti" aggrediti dai Centri sociali: interviene la polizia

Il sidaco: «Un paradosso. Siamo arrivati alle guardie dei guardiani»

PADOVA Le ronde dovrebbero dare una mano alle forze dell’ordine per la sicurezza nelle città. A Padova, invece, succede che la polizia deve fare gli straordinari per proteggere i leghisti di «Veneto Sicuro» dalle provocazioni dei No Global. È successo ieri sera in occasione di una mini ronda (meno di 10 persone) alla stazione ferroviaria, dove sono volati insulti e qualche schiaffo tra i “rondisti” e i giovani dei Centri sociali che invece volevano portare coperte e generi di conforto ai senzatetto. Per il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, si è giunti al paradosso: «siamo arrivati alle "guardie dei guardiani" - dice -, il risultato pratico è che le forze dell’ordine devono impegnarsi per proteggere i rondisti anziché i cittadini nei quartieri».

I componenti del centro sociale «Pedro» che hanno provocato i «volontari» leghisti con la pettorina verde di «Veneto Sicuro» sono stati tutti identificati dalla Digos e verranno deferiti all’autorità giudiziaria. Attendendo l’eventuale querela di parte, la polizia segnalerà l’episodio delle minacce, insulti e spintoni di cui si sono resi protagonisti i disobbedienti nei confronti dei leghisti. Il questore di Padova, Luigi Savina, invita però a mantenere la calma: «la verità sull’impiego di cittadini per il controllo del territorio - dice il questore - ci sarà fra 60 giorni, con l’emanazione del decreto del ministro Maroni che regolamenterà in maniera seria i volontari per la sicurezza».

Secondo Savina «è inutile ora crearci problemi: l’art. 6 del "Piano straordinario di controllo del territorio" prevede l’ipotesi di volontari iscritti in liste gestite dal prefetto. Chi si muove adesso in forma estemporanea, in una passeggiata per poche ore chiamandola "ronda" o facendo una fiaccolata sono manifestanti così come lo sono gli studenti quando fanno i loro sit-in, o gli operai in sciopero». «Il pattugliamento che sarà possibile con il decreto Maroni - sottolinea - prevede invece conseguenzialità e costanza». Il questore snocciola infine i dati del bilancio 2008 del crimine nel padovano. «Sono in calo del 20% - osserva Savina - ed è un trend.

 

 

Ronde, carabinieri e poliziotti uniti:
«Pericolose e inutili, dateci più uomini»

di Giuseppe Pietrobelli

 

VENEZIA (2 marzo) - I sindacati delle forze dell’ordine ripetono da tempo la loro contrarietà per l’esperienza delle ronde di cittadini volontari. Lo hanno fatto anche quando il governo ha mandato l’esercito a pattugliare strade e quartieri. Lo ripetono anche adesso, a pochi giorni di distanza dai fatti di Padova, dove alcuni rappresentanti delle ronde sono stati presi a schiaffi nella pubblica via.
Ieri è sceso in campo, in modo ufficiale, il Cocer dei carabinieri. Una bocciatura vera e propria, nella convinzione che i problemi della sicurezza in Italia non si risolvono con il ricorso ai privati, ma con maggiori e migliori dotazioni di mezzi e di uomini a chi è già deputato ad operare nel territorio.
Il Cocer ha approvato un documento che definisce «impraticabile la misura delle ronde sull'impianto sicurezza che opera nel nostro Paese». La citazione diretta è quella del caso-Padova, «dove scontri tra No Global e addetti alle ronde hanno creato preoccupazione ai cittadini e un dispendioso lavoro alle forze dell'ordine, intervenute per sedare i tafferugli».
Il Cocer ribadisce che «il tema sicurezza è strettamente legato alle risorse economiche, assegnate ormai da anni in misura sempre minore dalle varie Finanziarie alle forze dell'ordine. Tra l'altro non si possono istituire ronde di vigilanza quando nella Polizia di Stato e nell'Arma dei Carabinieri mancano quasi 10 mila uomini».
A tanto assomma il fabbisogno umano, senza considerare quello dei mezzi. «L'impianto sicurezza - continua il Cocer - deve essere basato su due pilastri fondamentali. Il primo consiste nell'incremento consistente delle risorse economiche al fine di migliorare gli standard operativi, logistici e tecnologici delle forze di polizia. Il secondo nella creazione immediata di nuovi istituti di pena al fine di scongiurare nuovamente l'ipotesi di un indulto, vanificando i notevoli sacrifici di magistrati, poliziotti e carabinieri».
È per questo che il Cocer chiederà «nei prossimi giorni un incontro sia con il presidente della Repubblica, sia con il presidente del Consiglio, per avere chiarimenti su tematiche che oggi offuscano la serenità dei nostri colleghi».
I rappresentanti sindacali della Polizia non sono da meno. Franco Maccari, segretario generale del Coisp, è tassativo: «Noi l’abbiamo detto fin dal primo momento: finirà con la Polizia e i carabinieri che faranno da balie a questi improvvisati Sherlock Holmes». E ricorda una vignetta entrata di recente nel repertorio di frizzi e sfottò che sta crescendo attorno al tema delle ronde. Lo spunto nasce da un fatto di cronaca avvenuto qualche tempo fa a Verona, ma che aveva avuto come protagonisti i militari impegnati nel controllo del territorio. Si erano messi all’inseguimento di alcuni ladruncoli, ma il loro gippone non era così adatto al raid. L’effetto fu che il pesante automezzo è finito addosso a una Volante, sfasciandola.
La vignetta ritrae un soldato che dal suo mezzo declama pomposamente: «Siamo dell’Operazione Strade Sicure». E uno dei malcapitati occupanti dell’auto della Polizia, con amaro sarcasmo replica: «O cambiate il nome... o cambiate la macchina».
«Quello che è accaduto a Padova la dice lunga sull’effetto-equivoco che un provvedimento non ancora chiaro nei termini e nei contenuti, ma anche comunicato in maniera erronea, può generare nell'opinione pubblica. È pericoloso far credere alla gente che un giorno potrà farsi giustizia da sola» sostiene Maccari. E più in generale aggiunge: «Non possiamo accettare surrogati di Forze di Polizia che si sostituiscano ai poteri che lo Stato ha dato ai suoi apparati per il mantenimento della legalità».
Naturalmente non sono d’accordo con queste dichiarazioni in casa della Lega Nord, il movimento che ha inventato le ronde e le ha inserite tra i propri punti programmatici. Gianpaolo Gobbo, sindaco di Treviso, nonchè segretario veneto della Lega, sdrammatizza: «Lasciamo stare il nome di ronde. È importante soltanto che vi siano dei cittadini che vanno in giro per la città in modo da fare da deterrenti contro la criminalità e da avvisare nel momento in cui percepiscono situazioni a rischio. Nessuno vuole che si sostituiscano alle forze dell’ordine. Ci mancherebbe! Non creiamo confusione su questo punto».
Gobbo cita situazioni concrete. «Anche un uomo, un adulto, che alla sera arriva alla stazione di Padova ha la percezione di un clima di paura. La presenza delle ronde può essere utile. Noi ci confrontiamo con un problema oggettivo e lo vogliamo affrontare. Non c’è il rischio di una sostituzione con le forze dell’ordine. Basti pensare che un volontario non può fermare chi vuole, nè controllare i documenti. Inoltre non è armato. Fa solo un atto di presenza, pronto a far partire una segnalazione perchè intervengano Polizia o carabinieri».

 

Leggi anche:

Ronde a Padova, i leghisti Bitonci e Tosi contro i centri sociali e Zanonato

 


Verona 11 febbraio 2009 di Fabrizio Frosio

IO NON SCORDO

Ecco un’altro episodio gravissimo, passato in sordina forse perché non tocca un popolo ma solo una minoranza di persone che hanno perso tutto e sono stati costretti ad abbandonare le proprie case per la benevolenza dei comunisti di Tito ed e' ora di ammetterlo anche dai nostri partigiani. Le scritte della vergogna, che sono state fatte a Modena per inneggiare alle foibe sono la testimonianza dell'ancora vivo sottovalutare un massacro mai totalmente riconosciuto. Provo vergogna e sdegno poiché non ho ancora visto nella società italiana una presa di posizione riguardo ai risarcimenti di questa gente che l’unico errore che avevano fatto era di essere nati lì. Pubblico qualche stralcio per ricordare e non dimenticare una pagina brutta, scomoda e a cui non viene mai dato il giusto peso, della nostra patria.

 

    “Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall'alito di libertà che precedeva o coincideva con l'avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi.”

 

Il P.C.I. non ebbe responsabilità dirette sul massacro; tuttavia acconsentì a lasciare la Venezia Giulia e il Friuli orientale sotto il controllo dei partigiani di Tito, avallando implicitamente l'espansionismo jugoslavo. Fu per questo motivo che ordinò ai propri combattenti partigiani nella regione di porsi sotto comando jugoslavo (fu in questo contesto che maturò il celebre eccidio di porzus).

Terminato il conflitto molti militanti comunisti italiani collaborarono con i comunisti jugoslavi e molti si resero complici dei massacri. Va detto che le scelte dei comunisti italiani (spesso tacciati di "tradimento") furono coerenti al loro internazionalismo, secondo il quale l'affermarsi del comunismo era un valore superiore a quello di patria e di nazione. Coerenti a questo ideale giunsero anche ad auspicare la formazione di una settima repubblica federativa jugoslava, di carattere italiano, comprendente Trieste, Monfalcone e il Friuli orientale. Negli anni successivi furono tuttavia molti gli ex partigiani e i militanti a prendere la via dell'esodo, dopo aver sperimentato il volto nazionalista e repressivo del comunismo jugoslavo.

Negli anni successivi il P.C.I. contribuì a dare una visione alterata degli avvenimenti, volta a minimizzare e a giustificare le azioni dei comunisti jugoslavi. Di questo atteggiamento ne fecero le spese i profughi, ai quali fu ingiustamente cucita addosso l'odiosa nomea di "fascisti in fuga”.

A tutt'oggi, come si dice avanti, è diffuso in taluni ambienti comunisti e post-comunisti un atteggiamento che tende a minimizzare e a giustificare gli eccidi.

 

Triste episodio:

Scritte inneggianti alle foibe nel giorno del ricordo


Enrico Aimi: "Inaccettabile, vigliacco e volgare"

Sono apparse davanti alla sede di An-Pdl. Ferma la condanna anche del consigliere regionale Leoni: "Un gesto incivile". Pronto l'esposto in Procura.

Modena, 10 febbraio 2009. Scritte offensive sono state tracciate sui muri della sede di An-Pdl di Modena, in via Castellaro. «Com’è bello far le foibe da Trieste in giù», questa la scritta secondo quanto ha reso noto lo stesso coordinatore provinciale di An-PdL di Modena, Enrico Aimi, che ha annunciato un esposto alla Procura sulla vicenda e che ha definito il gesto, compiuto nel Giorno del ricordo, «inaccettabile, vigliacco e volgare».

Ferma condanna anche da parte del consigliere regionale del PdL Andrea Leoni: "Le scritte inneggianti alle foibe apparse nei pressi della sede di Azione giovani a Modena rappresentano un gesto incivile che condanniamo fermamente’’.

’’La nostra sentita solidarietà - aggiunge il capogruppo del PdL in Consiglio comunale - va ai rappresentanti del movimento giovanile di An Michele Barcaiolo e Roberto Ricco, rispettivamente Coordinatori regionale e provinciale dei Azione giovani. Purtroppo episodi simili, frutto di una scellerata ideologia, si ripetono costantemente nella nostra città. Nel giorno in cui si ricordano le migliaia di vittime italiane del genocidio comunista, Modena si distingue negativamente non solo per il gesto ignobile di un folle ma anche per il silenzio istituzionale dell’Amministrazione comunale che ha organizzato il minimo indispensabile, tanto per non essere accusata di non avere fatto nulla’’.


Padova 10gennaio 2009 di Anna Scapin

Parole di speranza

Ho pensato molto se pubblicare questo articolo o meno e ho anche fatto molta fatica a scriverlo. Chi mi conosce sa che sono una persona molto riservata ma in questi giorni ho accumulato tanta rabbia e non posso tacere perché ho sentito dichiarare con troppa facilità ciò che è vita e ciò che non lo è in nome della solidarietà e del rispetto alla sofferenza. Per prima cosa come si può chiamare rispetto alla sofferenza se per toccare gli animi della gente ci tartassano di immagini lacrimevoli con musichetta di sottofondo che se non piangi non sei umano. Quello che mi fa più male sono quelle cose non dette e presentate con tanta sicurezza da sembrare disumana. Nessuno ha pensato che molte persone sofferenti o con parenti sofferenti si sono sentite toccate da chi affermava che Eluana o malati terminali non sono vita. Ma tutti i discorsi e le battaglie fatte in questi giorni non avevano a che fare con il rispetto alla sofferenza ma erano solo una strumentalizzazione della vita altrui. Personalmente torno indietro di tanti anni quando ero io in ospedale. Quando non avevo nemmeno un letto per poter stare con le gambe sdraiate perché non c’era una struttura sufficiente per tutti e le televisioni ci riprendevano come mostri per dar voce a chi diceva che pediatria I piano di Padova doveva ampliarsi e chi invece non voleva perché si sarebbe tolto del verde alla città. Non ho mai capito se a qualcuno interessasse davvero di noi o ci vedevano come un problema ma molto distante come quando si vedono i bambini di Gaza che piangono. Se oggi qualcuno mi chiedesse se volessi riammalarmi di cancro o se volessi finire in rianimazione ovviamente non lo vorrei e sfido a chiunque ad affermare il contrario. Vorrei sempre stare bene, vivere felice accerchiata da gente che mi ama. Sono stata in tanti ospedali e tante volte e non ho mai sentito dire da qualcuno che desiderava la morte. Sembrerò banale ma “se ti capita ti capita” e speri di stare bene il prima possibile. Posso invece capire che qualcuno desideri andarsene quando si sente solo e quindi quando attorno a sé c’è davvero solo la sofferenza. Lo dico con assoluta certezza che se sono viva devo ringraziare chi mi è stato vicino dalla mia famiglia agli amici che mi venivano a trovare con regolarità. Forse pochi sanno che il dolore fisico si dimentica ma è il dolore morale che fa soffrire. Ricordo con maggiore lucidità chi mi ha deriso, chi mi ha trattato come un mostro piuttosto di operazioni chirurgiche o trattamenti di vario genere. Ogni persona è vita in qualunque stato essa stia. Dio perdoni chi in questi giorni ha fatto con le proprie parole soffrire qualcuno. Spero le mie parole siano di speranza a chi oggi soffre perché il mio passato è stato doloroso ma ora sto bene e sono uscita dalla mia malattia con un valore aggiunto. Invito chiunque abbia amici o parenti che si trovano in difficoltà a stargli vicino il più possibile perché un giorno possano dire come lo dico ora io, che se sono vivi lo sono grazie a voi.


Rassegna stampa 05 febbraio 2009 di Ufficio stampa

 

 


Rassegna stampa 01 febbraio 2009 di Ufficio stampa


 


Rassegna stampa 20 gennaio 2009 di Ufficio stampa

 

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Fonte del Video: TRIVENETA NETWORK

 


 


 

Verona 20 gennaio 2009 di Fabrizio Frosio
Ecco un altro piccolo mattone messo sul muretto in costruzione di Destra Libertaria Veneto

Lunedì 19 gennaio nella splendida città di Padova grazie all’impegno di Cristian Formisani ed  Anna Scapin oltre ad Adalberto de Bartolomeis e Antonio Ciaurri si e’ svolta una conferenza stampa di presentazione di Destra Libertaria con un discreto successo mediatico.
Erano presenti per FI il capogruppo al comune di Padova Rocco Bordin, per AN il consigliere regionale Raffaele Zanon oltre che il nostro Segretario Nazionale, il segretario amministrativo Daniele Ligotti e il responsabile nazionale tesseramento Stefano Tognolo. Assenti giustificati per una riunione straordinaria il Senatore Maurizio Saia a cui va tutto il nostro ringraziamento e Massimo Giorgetti consigliere Regionale AN  nostro immancabile ospite  ed amico oltre a Spadoni Paolo e Zamparo Daniele impegnati in altri eventi.
Ne e’ nata una stupenda giornata con un gazebo per la raccolta firme (un po’ bagnato) su due temi: la consultazione popolare per la costruzione di una seconda moschea a Padova e la tutela del made in Italy.
Queste sono le due battaglie che abbiamo appena intrapreso sul suolo padovano e che porteremo avanti nei prossimi mesi anche in località limitrofi e l’interesse dei giornalisti soprattutto sul tema moschea ci ha dato parecchio spazio sulle televisioni e giornali locali e veneti. Molto apprezzato l’intervento di Raffaele Zanon con cui sicuramente troveremo terreno fertile per battaglie comuni e l’augurio accuorato di Rocco Bordin per la collaborazione all’interno del PDL padovano. Non sono mancati commenti e accenni alla difficile nascita di questo partito unico ma che come sempre il nostro Segretario Nazionale ha sbrogliato con il suo solito “savoir faire” illustrando Destra Libertaria come occasione ed opportunità proprio come collante per i due schieramenti. Prossima tappa la conferenza nazionale del 31 gennaio vista da noi Veneti come giornata storica per un movimento che pur essendo nato da molto poco sta viaggiando a velocità serrata in tutta Italia e che (con un po’ di fortuna) con abilità porteremo a marzo in seno al PDL come forza pensante e critica ma anche come presenza territoriale tangibile e concreta.
Non nego la mia soddisfazione nel vedere la squadra Veneta compatta e persistente nel portare al centro la palla e con un po’ di orgoglio personale dico questo e’ solo l’inizio di un percorso lungo e difficile ma che ci darà molti risultati e una grande crescita culturale.
La giornata si e’ conclusa con un ottimo pranzo in un ristorante tipicamente padovano e che altro dire peccato per chi non c’era.

 

     



      

 

      


Padova 23 dicembre 2008 di Cristian Formisani

PETIZIONE a favore di “maggiori controlli sui prodotti importati”(compra il “Made in Italy” Garantito al 100%)Viviamo in un Paese ricco di capacità imprenditoriali e di persone in grado di inventare, creare, ideare beni e prodotti che vengono esportati e sono stimati in tutto il Mondo. Tuttavia, negli ultimi anni, il “Made in Italy” si trova in competizione con economie che tentano di copiare i nostri prodotti e li ripropongono nel nostro mercato a prezzi molto più bassi, oltre che di qualità molto inferiore. In Italia produciamo sottoponendoci a regole rigide in materia di rispetto del lavoro e dell’ambiente. Il lavoratore non è visto come un oggetto ma una persona e come tale, con una serie di diritti quali: la previdenza sociale, orari di lavoro, salvaguardia della salute in relazione anche all’ambiente in cui presta la propria attività. Il lavoro nel nostro Paese è una risorsa da rispettare e far crescere. L’ambiente è in primis: “rispetto del diritto alla salute del cittadino” e del luogo in cui vivranno le future generazioni. Il “Made in Italy” non è quindi semplicemente “l’oggetto che acquistiamo” ma è un’insieme di regole e rispetto, regole e rispetto che in altri Paesi non sono minimamente considerati. Il “Made in Italy” è l’espressione della Nostra quotidianità e di Noi stessi. Acquistiamo prodotti Italiani e/o Europei. Nell’acquistare un prodotto estero non solo contribuiamo alla crisi del lavoro dei nostri vicini e familiari, ma con questo gesto inconsciamente contribuiamo anche allo sfruttamento del lavoro minorile, all’inquinamento, ed alla dipendenza da altri Stati per determinati beni e prodotti. E’ facile produrre beni a costi ridotti: se si sfruttano bambini di 8 anni con turni di lavoro di 14 ore al giorno, se invece di effettuare “ricerca” si copia il prodotto, se l’impresa adopera scantinati bui, umidi e freddi come luoghi di produzione invece di capannoni illuminati e riscaldati, se tutti i rifiuti prodotti li gettiamo direttamente in mare o negli oceani invece di sigillarli, riciclarli, differenziarli, se per colorare capi di abbigliamento usiamo prodotti con componenti tossici per il corpo, la pelle e la nostra salute. Compriamo prodotti Garantiti “Made in Italy” al 100% o prodotti dell’Unione Europea il costo maggiore è garanzia di rispetto dell’ambiente e dei nostri lavoratori, non facciamoci male da soli…

Con questa petizione CHIEDIAMO:

Maggiori controlli sui beni che entrano in Italia. Se “in casa” abbiamo delle regole di produzione da rispettare, facciamo si che il prodotto importato sia garantito come il nostro, solo in questo caso avremmo una vera concorrenza a beneficio del consumatore, non saremo inconsciamente artefici della crisi delle nostre aziende, non saremo inconsciamente complici dello sfruttamento anche minorile in altri Stati, e non contribuiremo indirettamente ad inquinare il Pianeta in cui viviamo.

 

                                                            Firma

 

Promosso da:

 

La petizione Compra made in Italy 100%  è stata creata da Movimento Destra Libertaria ed aiuto dell'Associazione Impero-Network è scritta da Cristian Formisani.


CONTINUA

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lunedì 20 luglio 2009 23.16.58