Ecco il perché sono sempre stato contrario alle ronde, che
ritengo un grande indietreggiamento dello stato a discapito di
problemi gravi e fortemente penalizzanti per la nostra società.
Non mi dilungherò perché ritengo che sia un pessimo argomento,
ma riterrei molto più opportuno utilizzare le varie migliaia di
poliziotti che restano negli uffici a fare dei lavori
amministrativi, che potrebbero benissimo svolgere persone o
impiegati anche esterni, con le stesse mansioni e pagati solo
per il lavoro svolto. Una seconda opinione che ritengo molto
valida ed effettiva potrebbe essere questa: abbiamo reparti dei
carabinieri che insegnano in tutto il mondo come si mantiene la
sicurezza sul territorio ma nonostante questo siamo uno dei
paesi meno sicuri a causa di una immigrazione dissennata e senza
controllo. La mia proposta e’ creare dei reparti speciali di
carabinieri, che anche in Italia, insegnino con delle vere e
proprie scuole, ad una parte di esercito che abbiamo e rimane
inutilizzato, proprio con il compito di vigilare e rendere le
nostre città sicure. In questo modo potremmo utilizzare sia dei
reparti amministrativi dell’esercito per portare più unita
operative in strada e nello stesso tempo utilizzare una parte di
esercito solo dopo un periodo di formazione per affiancare i
reparti operativi di polizia e carabinieri.
Non conosco quali siano i problemi legati a questa soluzione che
potrebbe meglio spiegarci il nostro caro amico Generale Viola,
ma sicuramente la soluzione non sarà di sicuro un impiego di
ronde improvvisate che non fanno altro che quello che ogni
cittadino dovrebbe fare, cioè segnalare alle autorità competenti
fatti ed eventi sospetti. Allora una domanda mi sorge, non sarà
solo perché dietro ad ogni gruppo di ronde c’e’ un gruppo ed un
fine politico?
Padova, "rondisti" aggrediti dai Centri sociali: interviene la
polizia
Il
sidaco: «Un paradosso. Siamo arrivati alle guardie dei
guardiani»
PADOVA Le ronde dovrebbero dare una mano alle forze
dell’ordine per la sicurezza nelle città. A Padova, invece,
succede che la polizia deve fare gli straordinari per proteggere
i leghisti di «Veneto Sicuro» dalle provocazioni dei No Global.
È successo ieri sera in occasione di una mini ronda (meno di 10
persone) alla stazione ferroviaria, dove sono volati insulti e
qualche schiaffo tra i “rondisti” e i giovani dei Centri sociali
che invece volevano portare coperte e generi di conforto ai
senzatetto. Per il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, si è
giunti al paradosso: «siamo arrivati alle "guardie dei
guardiani" - dice -, il risultato pratico è che le forze
dell’ordine devono impegnarsi per proteggere i rondisti anziché
i cittadini nei quartieri».
I componenti del centro sociale «Pedro» che hanno provocato i
«volontari» leghisti con la pettorina verde di «Veneto Sicuro»
sono stati tutti identificati dalla Digos e verranno deferiti
all’autorità giudiziaria. Attendendo l’eventuale querela di
parte, la polizia segnalerà l’episodio delle minacce, insulti e
spintoni di cui si sono resi protagonisti i disobbedienti nei
confronti dei leghisti. Il questore di Padova, Luigi Savina,
invita però a mantenere la calma: «la verità sull’impiego di
cittadini per il controllo del territorio - dice il questore -
ci sarà fra 60 giorni, con l’emanazione del decreto del ministro
Maroni che regolamenterà in maniera seria i volontari per la
sicurezza».
Secondo Savina «è inutile ora crearci problemi: l’art. 6 del
"Piano straordinario di controllo del territorio" prevede
l’ipotesi di volontari iscritti in liste gestite dal prefetto.
Chi si muove adesso in forma estemporanea, in una passeggiata
per poche ore chiamandola "ronda" o facendo una fiaccolata sono
manifestanti così come lo sono gli studenti quando fanno i loro
sit-in, o gli operai in sciopero». «Il pattugliamento che sarà
possibile con il decreto Maroni - sottolinea - prevede invece
conseguenzialità e costanza». Il questore snocciola infine i
dati del bilancio 2008 del crimine nel padovano. «Sono in calo
del 20% - osserva Savina - ed è un trend.
Ronde, carabinieri e poliziotti uniti:
«Pericolose e inutili, dateci più uomini»
di
Giuseppe Pietrobelli
VENEZIA
(2 marzo) - I sindacati delle forze dell’ordine ripetono da tempo
la loro contrarietà per l’esperienza delle ronde di cittadini volontari.
Lo hanno fatto anche quando il governo ha mandato l’esercito a
pattugliare strade e quartieri. Lo ripetono anche adesso, a pochi giorni
di distanza dai fatti di Padova, dove alcuni rappresentanti delle ronde
sono stati presi a schiaffi nella pubblica via. Ieri è sceso in campo, in modo ufficiale,
il Cocer dei carabinieri. Una bocciatura vera e propria, nella
convinzione che i problemi della sicurezza in Italia non si risolvono
con il ricorso ai privati, ma con maggiori e migliori dotazioni di mezzi
e di uomini a chi è già deputato ad operare nel territorio. Il Cocer ha approvato un documento che
definisce «impraticabile la misura delle ronde sull'impianto sicurezza
che opera nel nostro Paese». La citazione diretta è quella del
caso-Padova, «dove scontri tra No Global e addetti alle ronde hanno
creato preoccupazione ai cittadini e un dispendioso lavoro alle forze
dell'ordine, intervenute per sedare i tafferugli». Il Cocer ribadisce che «il tema sicurezza è
strettamente legato alle risorse economiche, assegnate ormai da anni in
misura sempre minore dalle varie Finanziarie alle forze dell'ordine. Tra
l'altro non si possono istituire ronde di vigilanza quando nella Polizia
di Stato e nell'Arma dei Carabinieri mancano quasi 10 mila uomini». A tanto assomma il fabbisogno umano, senza
considerare quello dei mezzi. «L'impianto sicurezza - continua il Cocer
- deve essere basato su due pilastri fondamentali. Il primo consiste
nell'incremento consistente delle risorse economiche al fine di
migliorare gli standard operativi, logistici e tecnologici delle forze
di polizia. Il secondo nella creazione immediata di nuovi istituti di
pena al fine di scongiurare nuovamente l'ipotesi di un indulto,
vanificando i notevoli sacrifici di magistrati, poliziotti e
carabinieri». È per questo che il Cocer chiederà «nei
prossimi giorni un incontro sia con il presidente della Repubblica, sia
con il presidente del Consiglio, per avere chiarimenti su tematiche che
oggi offuscano la serenità dei nostri colleghi». I rappresentanti sindacali della Polizia
non sono da meno. Franco Maccari, segretario generale del Coisp, è
tassativo: «Noi l’abbiamo detto fin dal primo momento: finirà con la
Polizia e i carabinieri che faranno da balie a questi improvvisati
Sherlock Holmes». E ricorda una vignetta entrata di recente nel
repertorio di frizzi e sfottò che sta crescendo attorno al tema delle
ronde. Lo spunto nasce da un fatto di cronaca avvenuto qualche tempo fa
a Verona, ma che aveva avuto come protagonisti i militari impegnati nel
controllo del territorio. Si erano messi all’inseguimento di alcuni
ladruncoli, ma il loro gippone non era così adatto al raid. L’effetto fu
che il pesante automezzo è finito addosso a una Volante, sfasciandola. La vignetta ritrae un soldato che dal suo
mezzo declama pomposamente: «Siamo dell’Operazione Strade Sicure». E uno
dei malcapitati occupanti dell’auto della Polizia, con amaro sarcasmo
replica: «O cambiate il nome... o cambiate la macchina». «Quello che è accaduto a Padova la dice
lunga sull’effetto-equivoco che un provvedimento non ancora chiaro nei
termini e nei contenuti, ma anche comunicato in maniera erronea, può
generare nell'opinione pubblica. È pericoloso far credere alla gente che
un giorno potrà farsi giustizia da sola» sostiene Maccari. E più in
generale aggiunge: «Non possiamo accettare surrogati di Forze di Polizia
che si sostituiscano ai poteri che lo Stato ha dato ai suoi apparati per
il mantenimento della legalità». Naturalmente non sono d’accordo con queste
dichiarazioni in casa della Lega Nord, il movimento che ha inventato le
ronde e le ha inserite tra i propri punti programmatici. Gianpaolo
Gobbo, sindaco di Treviso, nonchè segretario veneto della Lega,
sdrammatizza: «Lasciamo stare il nome di ronde. È importante soltanto
che vi siano dei cittadini che vanno in giro per la città in modo da
fare da deterrenti contro la criminalità e da avvisare nel momento in
cui percepiscono situazioni a rischio. Nessuno vuole che si
sostituiscano alle forze dell’ordine. Ci mancherebbe! Non creiamo
confusione su questo punto». Gobbo cita situazioni concrete. «Anche un
uomo, un adulto, che alla sera arriva alla stazione di Padova ha la
percezione di un clima di paura. La presenza delle ronde può essere
utile. Noi ci confrontiamo con un problema oggettivo e lo vogliamo
affrontare. Non c’è il rischio di una sostituzione con le forze
dell’ordine. Basti pensare che un volontario non può fermare chi vuole,
nè controllare i documenti. Inoltre non è armato. Fa solo un atto di
presenza, pronto a far partire una segnalazione perchè intervengano
Polizia o carabinieri».
Ecco
un’altro episodio gravissimo, passato in sordina forse perché non tocca
un popolo ma solo una minoranza di persone che hanno perso tutto e sono
stati costretti ad abbandonare le proprie case per la benevolenza dei
comunisti di Tito ed e' ora di ammetterlo anche dai nostri partigiani.
Le scritte della vergogna, che sono state fatte a Modena per inneggiare
alle foibe sono la testimonianza dell'ancora vivo sottovalutare un
massacro mai totalmente riconosciuto. Provo vergogna e sdegno poiché non
ho ancora visto nella società italiana una presa di posizione riguardo
ai risarcimenti di questa gente che l’unico errore che avevano fatto era
di essere nati lì. Pubblico qualche stralcio per ricordare e non
dimenticare una pagina brutta, scomoda e a cui non viene mai dato il
giusto peso, della nostra patria.
“Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si
sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico
incalzante, ma impauriti dall'alito di libertà che precedeva o
coincideva con l'avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i
briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi
sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza
comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a
rubarci pane e spazio che sono già così scarsi.”
Il P.C.I. non ebbe
responsabilità dirette sul massacro; tuttavia acconsentì a lasciare la
Venezia Giulia e il Friuli orientale sotto il controllo dei partigiani
di Tito, avallando implicitamente l'espansionismo jugoslavo. Fu per
questo motivo che ordinò ai propri combattenti partigiani nella regione
di porsi sotto comando jugoslavo (fu in questo contesto che maturò il
celebre eccidio di porzus).
Terminato il conflitto
molti militanti comunisti italiani collaborarono con i comunisti
jugoslavi e molti si resero complici dei massacri. Va detto che le
scelte dei comunisti italiani (spesso tacciati di "tradimento") furono
coerenti al loro internazionalismo, secondo il quale l'affermarsi del
comunismo era un valore superiore a quello di patria e di nazione.
Coerenti a questo ideale giunsero anche ad auspicare la formazione di
una settima repubblica federativa jugoslava, di carattere italiano,
comprendente Trieste, Monfalcone e il Friuli orientale. Negli anni
successivi furono tuttavia molti gli ex partigiani e i militanti a
prendere la via dell'esodo, dopo aver sperimentato il volto nazionalista
e repressivo del comunismo jugoslavo.
Negli anni successivi il
P.C.I. contribuì a dare una visione alterata degli avvenimenti, volta a
minimizzare e a giustificare le azioni dei comunisti jugoslavi. Di
questo atteggiamento ne fecero le spese i profughi, ai quali fu
ingiustamente cucita addosso l'odiosa nomea di "fascisti in fuga”.
A tutt'oggi, come si
dice avanti, è diffuso in taluni ambienti comunisti e post-comunisti un
atteggiamento che tende a minimizzare e a giustificare gli eccidi.
Triste episodio:
Scritte
inneggianti alle foibe nel giorno del ricordo
Enrico Aimi: "Inaccettabile, vigliacco e volgare"
Sono
apparse davanti alla sede di An-Pdl. Ferma la condanna anche del
consigliere regionale Leoni: "Un gesto incivile". Pronto l'esposto in
Procura.
Modena,
10 febbraio 2009.
Scritte offensive sono state tracciate sui muri della sede di An-Pdl di
Modena, in via Castellaro. «Com’è bello far le foibe da Trieste in giù»,
questa la scritta secondo quanto ha reso noto lo stesso coordinatore
provinciale di An-PdL di Modena, Enrico Aimi, che ha annunciato un
esposto alla Procura sulla vicenda e che ha definito il gesto, compiuto
nel Giorno del ricordo, «inaccettabile, vigliacco e volgare».
Ferma condanna anche da parte del consigliere regionale del PdL Andrea
Leoni: "Le scritte inneggianti alle foibe apparse nei pressi della sede
di Azione giovani a Modena rappresentano un gesto incivile che
condanniamo fermamente’’.
’’La nostra sentita solidarietà
- aggiunge il capogruppo del PdL in Consiglio comunale - va ai
rappresentanti del movimento giovanile di An Michele Barcaiolo e Roberto
Ricco, rispettivamente Coordinatori regionale e provinciale dei Azione
giovani. Purtroppo episodi simili, frutto di una scellerata ideologia,
si ripetono costantemente nella nostra città. Nel giorno in cui si
ricordano le migliaia di vittime italiane del genocidio comunista,
Modena si distingue negativamente non solo per il gesto ignobile di un
folle ma anche per il silenzio istituzionale dell’Amministrazione
comunale che ha organizzato il minimo indispensabile, tanto per non
essere accusata di non avere fatto nulla’’.
Padova
10gennaio 2009 di
Anna Scapin
Parole di speranza
Ho pensato molto se pubblicare questo articolo o meno e ho anche fatto
molta fatica a scriverlo. Chi mi conosce sa che sono una persona molto
riservata ma in questi giorni ho accumulato tanta rabbia e non posso
tacere perché ho sentito dichiarare con troppa facilità ciò che è vita e
ciò che non lo è in nome della solidarietà e del rispetto alla
sofferenza. Per prima cosa come si può chiamare rispetto alla sofferenza
se per toccare gli animi della gente ci tartassano di immagini
lacrimevoli con musichetta di sottofondo che se non piangi non sei
umano. Quello che mi fa più male sono quelle cose non dette e presentate
con tanta sicurezza da sembrare disumana. Nessuno ha pensato che molte
persone sofferenti o con parenti sofferenti si sono sentite toccate da
chi affermava che Eluana o malati terminali non sono vita. Ma tutti i
discorsi e le battaglie fatte in questi giorni non avevano a che fare
con il rispetto alla sofferenza ma erano solo una strumentalizzazione
della vita altrui. Personalmente torno indietro di tanti anni quando ero
io in ospedale. Quando non avevo nemmeno un letto per poter stare con le
gambe sdraiate perché non c’era una struttura sufficiente per tutti e le
televisioni ci riprendevano come mostri per dar voce a chi diceva che
pediatria I piano di Padova doveva ampliarsi e chi invece non voleva
perché si sarebbe tolto del verde alla città. Non ho mai capito se a
qualcuno interessasse davvero di noi o ci vedevano come un problema ma
molto distante come quando si vedono i bambini di Gaza che piangono. Se
oggi qualcuno mi chiedesse se volessi riammalarmi di cancro o se volessi
finire in rianimazione ovviamente non lo vorrei e sfido a chiunque ad
affermare il contrario. Vorrei sempre stare bene, vivere felice
accerchiata da gente che mi ama. Sono stata in tanti ospedali e tante
volte e non ho mai sentito dire da qualcuno che desiderava la morte.
Sembrerò banale ma “se ti capita ti capita” e speri di stare bene il
prima possibile. Posso invece capire che qualcuno desideri andarsene
quando si sente solo e quindi quando attorno a sé c’è davvero solo la
sofferenza. Lo dico con assoluta certezza che se sono viva devo
ringraziare chi mi è stato vicino dalla mia famiglia agli amici che mi
venivano a trovare con regolarità. Forse pochi sanno che il dolore
fisico si dimentica ma è il dolore morale che fa soffrire. Ricordo con
maggiore lucidità chi mi ha deriso, chi mi ha trattato come un mostro
piuttosto di operazioni chirurgiche o trattamenti di vario genere. Ogni
persona è vita in qualunque stato essa stia. Dio perdoni chi in questi
giorni ha fatto con le proprie parole soffrire qualcuno. Spero le mie
parole siano di speranza a chi oggi soffre perché il mio passato è stato
doloroso ma ora sto bene e sono uscita dalla mia malattia con un valore
aggiunto. Invito chiunque abbia amici o parenti che si trovano in
difficoltà a stargli vicino il più possibile perché un giorno possano
dire come lo dico ora io, che se sono vivi lo sono grazie a voi.
Rassegna stampa
05 febbraio 2009 di Ufficio stampa
Rassegna stampa
01 febbraio 2009 di Ufficio stampa
Verona 20 gennaio 2009 di
Fabrizio Frosio Ecco un altro piccolo mattone messo sul muretto in costruzione
di Destra Libertaria Veneto
Lunedì 19 gennaio nella splendida
città di Padova grazie all’impegno di Cristian Formisani ed Anna
Scapin oltre ad Adalberto de Bartolomeis e Antonio Ciaurri si e’
svolta una conferenza stampa di presentazione di Destra Libertaria
con un discreto successo mediatico.
Erano presenti per FI il capogruppo al comune di Padova Rocco Bordin,
per AN il consigliere regionale Raffaele Zanon oltre che il nostro
Segretario Nazionale, il segretario amministrativo Daniele Ligotti e
il responsabile nazionale tesseramento Stefano Tognolo. Assenti
giustificati per una riunione straordinaria il Senatore Maurizio
Saia a cui va tutto il nostro ringraziamento e Massimo Giorgetti
consigliere Regionale AN nostro immancabile ospite ed amico oltre
a Spadoni Paolo e Zamparo Daniele impegnati in altri eventi.
Ne e’ nata una stupenda giornata con un gazebo per la raccolta firme
(un po’ bagnato) su due temi: la consultazione popolare per la
costruzione di una seconda moschea a Padova e la tutela del made in
Italy.
Queste sono le due battaglie che abbiamo appena intrapreso sul suolo
padovano e che porteremo avanti nei prossimi mesi anche in località
limitrofi e l’interesse dei giornalisti soprattutto sul tema moschea
ci ha dato parecchio spazio sulle televisioni e giornali locali e
veneti. Molto apprezzato l’intervento di Raffaele Zanon con cui
sicuramente troveremo terreno fertile per battaglie comuni e
l’augurio accuorato di Rocco Bordin per la collaborazione
all’interno del PDL padovano. Non sono mancati commenti e accenni
alla difficile nascita di questo partito unico ma che come sempre il
nostro Segretario Nazionale ha sbrogliato con il suo solito “savoir
faire” illustrando Destra Libertaria come occasione ed opportunità
proprio come collante per i due schieramenti. Prossima tappa la
conferenza nazionale del 31 gennaio vista da noi Veneti come
giornata storica per un movimento che pur essendo nato da molto poco
sta viaggiando a velocità serrata in tutta Italia e che (con un po’
di fortuna) con abilità porteremo a marzo in seno al PDL come forza
pensante e critica ma anche come presenza territoriale tangibile e
concreta.
Non nego la mia soddisfazione nel vedere la squadra Veneta compatta
e persistente nel portare al centro la palla e con un po’ di
orgoglio personale dico questo e’ solo l’inizio di un percorso lungo
e difficile ma che ci darà molti risultati e una grande crescita
culturale.
La giornata si e’ conclusa con un ottimo pranzo in un ristorante
tipicamente padovano e che altro dire peccato per chi non c’era.
Padova
23 dicembre 2008 diCristian Formisani
PETIZIONE a favore di “maggiori controlli sui prodotti importati”(compra il “Made in Italy” Garantito al 100%)Viviamo in un Paese ricco di capacità imprenditoriali e di persone in
grado di inventare, creare, ideare beni e prodotti che vengono esportati
e sono stimati in tutto il Mondo.
Tuttavia, negli ultimi anni, il “Made in Italy” si trova in competizione
con economie che tentano di copiare i nostri prodotti e li ripropongono
nel nostro mercato a prezzi molto più bassi, oltre che di qualità molto
inferiore.
In Italia produciamo sottoponendoci a regole rigide in materia di
rispetto del lavoro e dell’ambiente. Il lavoratore non è visto come un
oggetto ma una persona e come tale, con una serie di diritti quali: la
previdenza sociale, orari di lavoro, salvaguardia della salute in
relazione anche all’ambiente in cui presta la propria attività.
Il lavoro nel nostro Paese è una risorsa da rispettare e far crescere.
L’ambiente è in primis: “rispetto del diritto alla salute del cittadino”
e del luogo in cui vivranno le future generazioni.
Il “Made in Italy” non è quindi semplicemente “l’oggetto che
acquistiamo” ma è un’insieme di regole e rispetto, regole e rispetto che
in altri Paesi non sono minimamente considerati.
Il “Made in Italy” è l’espressione della Nostra quotidianità e di Noi
stessi.
Acquistiamo prodotti Italiani e/o Europei.
Nell’acquistare un prodotto estero non solo contribuiamo alla crisi del
lavoro dei nostri vicini e familiari, ma con questo gesto inconsciamente
contribuiamo anche allo sfruttamento del lavoro minorile,
all’inquinamento, ed alla dipendenza da altri Stati per determinati beni
e prodotti.
E’ facile produrre beni a costi ridotti: se si sfruttano bambini di 8
anni con turni di lavoro di 14 ore al giorno, se invece di effettuare
“ricerca” si copia il prodotto, se l’impresa adopera scantinati bui,
umidi e freddi come luoghi di produzione invece di capannoni illuminati
e riscaldati, se tutti i rifiuti prodotti li gettiamo direttamente in
mare o negli oceani invece di sigillarli, riciclarli, differenziarli, se
per colorare capi di abbigliamento usiamo prodotti con componenti
tossici per il corpo, la pelle e la nostra salute.
Compriamo prodotti Garantiti “Made in Italy” al 100% o prodotti
dell’Unione Europea il costo maggiore è garanzia di rispetto
dell’ambiente e dei nostri lavoratori, non facciamoci male da soli…
Con questa petizione CHIEDIAMO:
Maggiori controlli sui beni che entrano in Italia. Se “in casa” abbiamo
delle regole di produzione da rispettare, facciamo si che il prodotto
importato sia garantito come il nostro, solo in questo caso avremmo una
vera concorrenza a beneficio del consumatore, non saremo inconsciamente
artefici della crisi delle nostre aziende, non saremo inconsciamente
complici dello sfruttamento anche minorile in altri Stati, e non
contribuiremo indirettamente ad inquinare il Pianeta in cui viviamo.