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COMUNICATO STAMPA
Venerdì 8 agosto 2008 alle
ore
14.00 - Venezia
Destra Libertaria
Organizza in
Campo Sant'Angelo un sit-in con volantinaggio e
manifestazione di pace e non violenza a favore dei dissidenti
cinesi e del popolo Tibetano.
Contro la repressione del governo cinese, che pur celandosi
dietro una maschera di apertura al dialogo, continua a non
rispettare i diritti umani,
di religione e di informazione.
Ricordando il viaggio di Marco Polo, proprio da Venezia Destra
Libertaria lancerà un messaggio diretto alle Olimpiadi in Cina
per un Tibet libero ed autonomo.
Per info:
Fabrizio Frosio
346.139.00.40
Martedì
22 luglio 2008, riunione direttivi Castelnuovo del Garda (VR)
presso la mia abitazione.
Per il PdL saranno presenti il Presidente Stanizzi Mirella gli associati
Salvetti Giuseppe e Tessari Luigino, per La Lega il Presidente Gugule ed il
Vicepresidente Menegardo, per A.N. il presidente Martinelli Cristian.
Ordine del giorno.
- presentazione del Sottoscritto ai direttivi locali all'interno del PdL
- strategie comuni per le prossime amministrative del 2009
Saluti dal Responsabile di Verona
Spadoni Paolo -
paolo.spadoni@destralibertaria.it
Carissimi,
il 15 luglio 2008 se ne sono
svolti a Milano i funerali.
Spero di non essere l'unico di destra libertaria ad avere un po' di
amarezza in bocca e nel cuore per la morte di un milanese strano originale
sempre al limite sempre pieno di sorprese
Avrete sicuramente capito che lo strano essere in questione e'
l'amico Gianfranco Funari che ci ha lasciato e sempre come sa fare lui a
bocca aperta.
Chi può dire di non aver amato ed odiato questa persona nello
stesso tempo proprio per la sua varietà di pensiero, per la sua strana
voglia di combattere i mulini a vento per il suo naturale mettersi contro
tutto e tutti.
Penso sia giusto mettere due righe ed una foto sul nostro sito per
onorarlo come persona che ha vissuto fino all'ultimo giorno nel modo che
come posso definire "libertario".
Vai in pace Gianfra' e cantagliele anche lassù come solo tu sai fare!
Fabrizio Frosio
Destra Libertaria
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8 agosto 2008
carissimi
Destra Libertaria organizza una manifestazione a Venezia venerdì 8 Agosto in
campo Sant'Angelo alle ore 14 in simultanea con la manifestazione di Assisi
e l'inizio delle Olimpiadi in Cina.
Saranno presenti il vice segretario Alessandro Carone e altri dirigenti di
Destra Libertaria .Faremo un sit-in con bandiere e volantinaggio in favore
dell'autonomia del Tibet contro la continua repressione da parte del governo
cinese e per il rispetto dei diritti umani in Cina anche dopo le Olimpiadi.
Vi aspetto numerosi!!!
Treno da Verona Porta Nuova ore 10.43 arrivo a Venezia alle ore 12.09
per informazioni
Fabrizio Frosio
fabrizio.frosio@destralibertaria.it
22 luglio 2008
Sette anni dopo
migliaia a Genova per Carlo Giuliani
Carissimi,
premetto subito che la morte di chiunque ci debba far riflettere sul valore
della vita umana, ma detto questo penso che a certe vite si dia una grande
importanza mentre ad altre molto meno ci deve far inorridire,e maestri nel
fare questo e portare alla ribalta i riflettori di stampa e media e' sempre
una certa parte di sinistra che io definisco ipocrita e approfittatrice.
.... .<segue>.
6 agosto
2008
Lettera di Risposta di Giuliano Giuliani,
padre di Carlo:
" Signor Frosio,
scontato l’unico punto della sua lettera sul quale concordo, e cioè il
valore di una vita umana, provo a presentarle la verità sui fatti di Genova
e di piazza Alimonda, la verità che lei si ostina a non voler conoscere,
continuando a ripetere le meschine litanie che recitano da sette anni
.... .<segue>.
7 agosto
2008
Lettera di Risposta di Fabrizio Frosio a Giuliano Giuliani,
padre di Carlo:
Carissimo Giuliano Giuliani
Intanto la ringrazio per la sua cortese ed inaspettata risposta e tengo a
ribadirle che da qualsiasi parte politica uno stia, penso che il rispetto
per la morte di una persona e nel suo caso un figlio sia un obbligo morale e
civile.
Voglio inoltre manifestarle la mia più sentita prova di affetto .... .<segue>.
Ecco cosa
succede tutti i giorni nelle nostre e nelle vostre città.
Carissimi,
Il fatto che un accattone se nella zona giusta
guadagni non più di un operaio ma addirittura più di un ricercatore italiano
la dice lunga. Se penso ai sacrifici fatti dai nostri nonni e bisnonni
quando all' estero ci andavano si, ma per lavorare e sodo per poter
mantenere loro stessi e le loro famiglie che erano rimaste in Italia, devo
pensare che l'abitudine di dire "non sono più i tempi di una volta" non sia
populista ma realista e purtroppo tragica.
Viviamo in una società molto strana che gratifica il falso, che soddisfa i
bisogni di chi si sa arrangiare, che vuole a tutti i costi rendere normale
ciò che non lo e' e penalizza gravemente chi ha la voglia,lo stimolo e la
convinzione del fare, del creare,del vivere per uno scopo e non per
sopravvivere al fato.
Certo la conclusione più elementare di questa situazione e' che se il lavoro
non c'e' per tutti questa povera gente cosa può fare? devo dire che se per
povera gente intendiamo chi veramente non riesce a sfamarsi sono d'accordo
che bisogni intervenire a riguardo, ma il fatto che la maggior parte di essi
siano furbi approfittatori che sanno bene cosa fanno quando a fine giornata
si ritrovano con 60/70 euro in tasca, senza avere fatto niente e per di più
al netto, questo mi pare poco incoraggiante per chi deve sudare per
guadagnare anche meno della stessa cifra.
Ed e' proprio a causa di questi "furbetti" che poi nasce il pregiudizio nei
confronti purtroppo di chi ne ha veramente bisogno tra cui ci metterei anche
gli italiani sempre lasciati ai margini perché lo straniero e' sempre più di
moda,e per quanto riguarda la cura ,secondo me molto trascurata,penso sia
quella che sentiamo da anni su cui ci sono già leggi ma che non vengono
quasi mai applicate. Bisogna fare in modo di far entrare solo chi ha
effettivamente un lavoro che lo possa far vivere decorosamente e aiutare i
più bisognosi nel loro paese con strategie comuni da parte di tutta l'Europa
creando posti di lavoro nelle loro nazioni creando lo sviluppo nei loro
paesi appoggiando le loro competenze e la loro capacità valorizzando al
massimo le loro qualità.
Allora il problema da affrontare come sempre e' perché si sia creata questa
libera circolazione di gente che non ha lavoro casa e neppure un nome. Siamo
davvero sicuri che lasciando le cose come stanno si faccia il bene di tutti
loro e si tutelino i loro diritti di persona? penso proprio di no ed e' per
questo che serve una forte inversione di marcia e un ripristino immediato
delle frontiere che non devono essere un istituzione di negazione ma di
severo controllo in modo tale che almeno si sappia chi e come abbiamo
lasciato entrare in casa nostra,(se ancora lo e') ed inoltre fare in modo
che le leggi esistenti vengano fatte applicare, che nessuno possa venire in
Italia a bivaccare e a gioire di questo paese dei balocchi tutelando
maggiormente la popolazione (anche quella straniera regolarmente integrata)
rendendo il paese oltre che più sicuro anche più civile poiché penso che sia
giusto rispettare i diritti di ogni essere umano ma che in fondo sia giusto
che gli si imponga anche qualche dovere.
Fabrizio Frosio
Coordinatore Regionale
Destra Libertaria veneto
venerdì 01 agosto 2008, 10:58
 
Io, accattona a Milano col placet della polizia: "Se vai in stazione..."
di Giulia Guerri
Milano - Un giorno da mendicante zingara nelle strade di Milano. Per
scoprire che in poche ore puoi ritrovarti in tasca cinquanta o sessanta
euro, a seconda della zona in cui ti sposti. Per incrociare gli occhi degli
altri tuoi «colleghi» che ti squadrano minacciosi perché stai invadendo il
loro territorio. Per accorgerti che i poliziotti, se ti prendono in corso
Vittorio Emanuele, ti lasciano andare dopo dieci minuti, anche se non hai
detto nemmeno come ti chiami e da dove vieni.
Basta scuotere la testa, ripetere con un accento che non è il tuo «No
capisco, no capisco», quando ti chiedono di mostrare i documenti. Poi con un
gesto della mano, ti congedano dicendoti: «Sai dove è la Stazione Centrale?
Allora vai, smamma. Andale, andale». Lì nei giardinetti della Centrale ci
puoi stare, nessuno ti disturba. L’importante è che il salotto buono della
città resti pulito: in centro, davanti alle vetrine sfavillanti, di barboni
non ne vogliono.
Tutto inizia la sera prima, dai capelli. Per diventare Ludmilla Bosic,
«diciotto anni da Bosnia», ci vuole un barattolo di crema da spalmarsi in
testa. Una gonna lunga con l’orlo scucito, una vecchia maglietta, stretta e
bucata con un disegno sbiadito sul davanti e un paio di zoccoli consumati.
Ma sono le mani e i piedi le parti più importanti che distinguono una
persona «normale» da chi vive per strada. Bisogna mettere le dita in una
manciata di terra umida perché il nero si infili sotto le unghie e ci
rimanga, la stessa che serve per sporcare i vestiti, per strofinarsi le
gambe, le caviglie e il collo. Infine, l’odore perché è quello che la gente
sente mentre cammini per strada, quando ti avvicini a un semaforo e vedi che
si allontanano. Pipì di gatto e una tazzina di caffè, niente di più.
Un sacchetto di plastica con dentro quattro stracci e un cartoncino con una
scritta incerta e scolorita che dice «1 euro per mangiare. Grazie». È una
delle prime cose che guardano i passanti prima di decidere se darti
qualcosa. In questo, gli uomini sono più generosi, le donne schive e
diffidenti, si stringono la borsetta sotto il braccio e se ne vanno mentre
sussurrano tutto il loro disappunto pensando di non essere capite. «Ma non
ti vergogni a vestirti così? Vai a lavorare». «Un euro? Non ce l’ho neppure
io. Questa gente non sa nemmeno cosa voglia dire essere poveri».
Per gli altri invece, italiani, stranieri, turisti, e persino
extracomunitari il gesto è quasi sempre lo stesso: ti guardano e si mettono
una mano in tasca per cercare una moneta, proseguono per qualche passo e poi
tornano indietro e lasciano cadere i soldi ai tuoi piedi. Pezzi da
cinquanta, dieci, venti centesimi, uno o due euro addirittura che si
accumulano in pochi minuti, quanto basta insomma per prendere un caffè da
Sant’Ambreus, dove ti fanno sentire come una signora della Milano bene anche
se entri in uno dei locali più eleganti della città vestita di stracci.
A scegliere le zone giuste, da corso Buenos Aires a via Torino e San Babila,
bazzicando le uscite dei supermercati o le vie centrali, si riescono a fare
anche dieci euro l’ora. Che in una settimana - dal lunedì al venerdì, dalle
10 alle 17 - vogliono dire 360: 1.440 netti al mese. Più di quanto guadagna
un ricercatore universitario al suo primo anno di contratto e il triplo
dello stipendio che un giovane avvocato prende nei tre anni di praticantato.
Il mestiere di accattone invece lo impari in una mattina. Ci sono delle
regole però che è bene seguire: non puoi sederti davanti ai negozi di un
certo tipo e soprattutto devi imparare a rispettare chi è venuto prima di te
e fa questo lavoro da una vita. Alle zingare - quelle vere - basta uno
sguardo per capire che non sei una professionista: si avvicinano, osservano
come sei vestita e cercano di leggere cosa c’è scritto sul tuo cartoncino.
«No casa, no familia. Un offerta libera grazie», dice il loro. Mentre tu -
alle prime armi - hai la sfrontatezza e l’ingenuità di chiedere un euro per
mangiare, eccessivo anche per un mendicante doc. E invece, rimani sorpreso e
stupito dalla generosità di alcuni che cercano di darti proprio quella cifra
e quando non ci arrivano, si scusano per avere soltanto pochi spiccioli. Poi
ci sono quelli che si siedono accanto a te e iniziano a chiederti perché fai
quella vita, se sei sola o hai marito o figli e se lavori per qualcuno. La
risposta è uguale ad ogni domanda: «Ludmilla Bosic, diciotto anni, da
Bosnia» e vale per tutti. Tranne che per le forze dell’ordine. Andrea
Tornielli
Sono in due, arrivano dall’altra parte della strada vestiti in borghese con
una radiolina legata alla cinta. Dicono di essere della polizia e mi
chiedono di seguirli. Il tempo di infilare gli zoccoli - perché per terra si
sta a piedi nudi -, svuotare gli euro nel sacchetto e cominciano: «Come ti
chiami? Da dove vieni? Romania, Spagna, Germania, Francia?». Facciamo pochi
metri in corso Vittorio Emanuele in un pomeriggio afoso di inizio estate tra
comitive di turisti e i milanesi rimasti ancora in città, fino al cellulare
che sta proprio all’uscita della Galleria, in piazza del Duomo. Nel tragitto
continuano a dire che se non mi identifico, mi portano in questura. Ma io
«No capisco» e non posso fare altro che ripeterlo, perché è l’unica frase
che conosco. «Allora, come ti chiami? Maria, Giuseppina, Linda?», insistono.
Già, Linda. È uno dei nomi che sono scritti a penna su un blocco che tengono
dentro il cellulare. Devono essere quelli delle altre persone che hanno
fermato per un controllo. «Scrivilo qui allora». Sullo stesso foglio dove ci
sono anche Ivan, Maria e Natascha per intenderci. «No capisco», come faccio
a scrivere? «E allora mettiti lì seduta e vediamo se ti viene in mente come
ti chiami». In un angolo, accucciata per terra - tanto è lì che mi hanno
trovata - mentre gli agenti parlano tra di loro, e sospirano chiedendosi
cosa devono fare con me. «Hai visto come è sporca? Ma sì, è una che vive per
strada». Passano cinque minuti. «Uei, Gigia come ti chiami allora? Ce li hai
i documenti?», mi domandano ancora. «No documenti», bisbiglio. Apro il
sacchetto per far vedere cosa c’è dentro, l’agente guarda e poi si
allontana. Avrei il tempo di alzarmi, e andarmene perché mi voltano le
spalle e nessuno mi controlla. Ma loro mi anticipano. Mi fanno capire di
avvicinarmi al cellulare: «Sai dov’è la Stazione? Stazione Centrale - dicono
scandendo le parole -. Vai lì, vai vai, Ci sai andare?». È l’unica domanda
che capisco, faccio un cenno con la testa e dico di sì.
24 luglio 2008
La
morte e' di destra o di sinistra? di Fabrizio Frosio
Quale sia stato lo stupore per esordire con questa domanda ve lo spiego
subito.
Alla manifestazione di ieri a Roma davanti all'ambasciata dell'Iraq eravamo
in tanti una cinquantina e tutti vestiti di colori diversi, chi nero chi
verde e chi radicale. Il motivo dell'incontro e della manifestazione e'
stato il presidio dei cancelli dell'ambasciata con bandiere e cartelli che
chiedevano a gran voce il rispetto dei diritti umani e la moratoria della
pena di morte anche per Tareq Aziz. Quanto ci abbia ascoltato l'ambasciatore
e a quanto sia servito, solo le nostre speranze a cui facciamo sempre
appello potranno rispondere. Sta di fatto che ne e' uscito un domandone di
quelli da "chi vuol essere milionario" e cioè:
cosa ci fanno i Radicali con Destra Libertaria?
Questo e' stato il quesito che hanno posto sovente i giornalisti ai nostri
dirigenti ed e' a questo che io mi appello.
Che nel 2008 ancora si debba parlare di pena di morte e' molto grave perché
da un boia non ne deve nascere un altro e il diritto di vita e di morte solo
Dio lo ha, ma il fatto che ci si chieda come mai due forze politiche
contrapposte si ritrovino a manifestare insieme per un diritto umano sacro e
santo quello in primo luogo di vita e poi di giustizia giusta e' molto
strano poiché a tutti noi presenti e' sembrato molto logico, si appoggiano
le idee non i partiti,si condividono i progetti non le poltrone ed a questo
ha risposto molto correttamente il Presidente dei Radicali Bruno Mellano
ribadendo che la domanda giusta era come mai non ci sono tutti gli altri,
come mai non eravamo in 500 o in 5000 a lottare per una giusta causa ed io
mi chiedo dove erano tutti quei movimenti della pace e quelle bandierone
dell'arcobaleno che tanto ci sono care in Italia?
Forse pensare che un uomo e' in Iraq perciò lontano ci fa pensare che siano
lontane le ingiustizie, forse pensare che un uomo che sicuramente si e'
macchiato di fatti orrendi e crimini inauditi sia sottoposto a pena di morte
senza neanche una equa difesa sia' giusto, giusto poiché lontano dalle
nostre vacanze dai nostri caffè dalle nostre feste di piazza.
Lontano si, ma quanto erano lontani i nostri fratelli, i nostri connazionali
i nostri reporter,i nostri militari morti sul campo, la stessa distanza di
una morte vicina perché la morte di un uomo innocente o colpevole che sia,
lontano o vicino che sia e' sempre un lutto per l' umanità che tanto ha
lottato e tanto ancora deve fare per rendere i diritti umani non
contrattabili a nessun livello, dal più potente dei governi al più spietato
dei terroristi.
Per questo spero che nessun colore vada ad imbrattare queste iniziative
comuni con cui si forma la democrazia dei popoli quei popoli di cui tanto ci
parliamo ma ben poco sappiamo.
Per questo ringrazio a nome di tutto il Movimento Destra Libertaria il
Presidente Bruno Mellano la segretaria nazionale Antonella Casu, il
tesoriere Michele de Lucia e tutti i ragazzi del gruppo radicale e i ragazzi
del gruppo Fronte Verde perché insieme abbiamo dimostrato a tutta l' Italia
che i diritti umani non hanno un colore non hanno un partito ma solo il
dovere di essere di diritto.
Ci aspettiamo una condanna esemplare per Tareq Aziz ma da scontare vivo ed
in modo rispettoso della sua persona.
Fabrizio Frosio
Coordinatore Regionale
Destra Libertaria veneto
24 luglio 2008
ABBI DUBBI
di Fabrizio Frosio
Carissimi,
permettetemi di dirvi che questo fatto mi fa venire in mente una canzone di
Pino Daniele che diceva "abbi dubbi".
una domanda mi sorge spontanea avete mai visitato una fabbrica di scarpe?
non vi siete resi conto che i rumori all'interno non sono proprio da
dormitorio comune?
resto allibito dal fatto che svariati ritrovamenti di siti clandestini con
venti trenta persone per volta siano restati cosi come posso dire invisibili
agli occhi di tutti.
La cosa più strana e deplorevole e' che i produttori italiani e notate bene
italiani di griffe non ne sappiano niente pagano lo stesso prodotto un
decimo del valore ma non ne sanno nulla.
In veneto e proprio nel nord est tanto declamato per essere la parte piu'
produttiva dello stato hanno chiuso i battenti migliaia di piccole aziende
gettate sul lastrico da una concorrenza sleale e ingiusta ma anche di questo
le grandi griffe non ne sanno nulla.
In Italia e' stato stimato che le maggiori produzioni tessili e calzaturiere
sono tutte di matrice cinese, ciò vuol dire che anche il tanto famoso made
in italy e' fatto nella gran parte da cinesi in Cina o da cinesi nascosti in
Italia e solo controllato e confezionato in Italia.
Non so' se vi sia noto ed e' balzato in sporadiche pagine giornalistiche che
in Italia non e' mai stato celebrato un funerale cinese ne un
seppellimento,possibile che non ne muoia neanche uno? devono aver trovato
l'acqua della giovinezza ma la tengono ben nascosta, ma anche di questo le
grandi griffe non ne sanno nulla.
Si verifica inoltre che i cinesi venuti a lavorare da dipendenti
regolari(pochi) in Italia si trasformano in imprenditori locali in pochi
anni con soldi che sicuramente saranno legali ma di dubbia provenienza.
Allora tirando le somme ci ritroviamo con siti illegali di produzione, mano
d'opera a costo zero o poco piu' con orari e turni non pervenuti e
immortali, nuovi imprenditori che dopo aver imparato il mestiere trovano i
fondi per autogestirsi il lavoro,grandi marche che non sanno niente e
piccole imprese che chiudono perche non tengono il passo.
Risultato tante persone perdono il lavoro, altre comprano materiali di
qualità piu' bassa pagandola lo stesso prezzo e noi poveri stolti osanniamo
questa o quella marca e ne lodiamo la qualità.
il mio commento e' che il signor Tremonti non sbaglia per niente, la piega
che stiamo prendendo non e' delle migliori e se non controllata a monte
rischia di degenerare.
Sicuramente di una cosa siamo certi che le grandi griffe non ne sanno niente
a parte il loro fatturato che non cala mai ma alle spalle di chi deve
chiudere i battenti per la loro poca onestà.
ROMA (24 luglio) - E' stata sgominata, nel Veneto, a Camponagara, un
organizzazione criminale colpevole di aver ridotto in schiavitù decine di
minorenni cinesi. Un uomo cinese è stato arrestato mentre altri 22
connazionali cinesi sono stati denunciati per immigrazione clandestina e
sfruttamento di manodopera irregolare. Tra i ragazzi c'era anche un ragazzo
di soli 12 anni.
I ragazzi, costretti a vivere in spazi angusti e a lavorare per più di 18
ore al giorni, in virtù di un compenso di 200 euro al mese, producevano
tomaie e scarpe con i marchi di grandi griffe internazionali.
Anche delle mamme lavoravano nei laboratori di scarpe sequestrati nel
veneziani. Per non perdere i ritmi e i tempi di lavoro imposti dai titolari
delle piccole fabbriche, mentre lavoravano tenevano in braccio i loro figli.
Alcune brande erano state addirittura sistemate a fianco degli apparecchi
per permettere brevi riposi, così come accanto alle macchine i militari
hanno trovato giocattoli e attrezzature da cucina.
Quattro laboratori. I minori lavoravano in quattro laboratori clandestini
della provincia di Venezia, ora posti sotto sequestro: a Camponogara, da
dove è partita l'operazione delle Fiamme Gialle, a Fossò e a Campolongo
Maggiore, tutte località in provincia di Venezia. Secondo le indagini della
Guardia di finanza, coordinate dal sostituto Procuratore di Venezia Lucia
D'Alessandro, nelle aziende coinvolte nell'operazione la produzione avveniva
in subappalto.
I responsabili e i dirigenti delle case di produzione delle griffe - secondo
i risultati delle indagini delle Fiamme Gialle - erano all'oscuro delle
condizioni di produzione delle scarpe e degli illeciti che venivano
consumati.
Fabrizio Frosio
Coordinatore Regionale
Destra Libertaria veneto
Sette anni dopo
migliaia a Genova per Carlo Giuliani
Sette anni dopo a piazza Alimonda. In un migliaio hanno partecipato al
corteo per ricordare Carlo Giuliani, ucciso il 20 luglio del 2001 durante il
G8.
Tra gli altri, erano presenti i genitori del giovane, Heidi e Giuliano
Giuliani, quindi don Gallo, Mark Cowell, il manifestante britannico
picchiato nel corso dell'irruzione delle forze dell'ordine nella scuola Diaz
e ricoverato in ospedale in condizioni serie, l'ex ministro per la
Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Rifondazione Comunista) insieme al
collega di partito ed ex senatore Giovanni Russo Spena.
Presente anche Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo e all'epoca
portavoce del movimento no global. Ad animare la commemorazione, una banda
musicale di rom e, a più riprese, con la sua chitarra Andrea Rivera."
22 luglio 2008
Carissimi,
premetto subito che la morte di chiunque ci debba far riflettere sul valore
della vita umana, ma detto questo penso che a certe vite si dia una grande
importanza mentre ad altre molto meno ci deve far inorridire,e maestri nel
fare questo e portare alla ribalta i riflettori di stampa e media e' sempre
una certa parte di sinistra che io definisco ipocrita e approfittatrice.
Torno a ribadire che non voglio infangare il ricordo di una vita spezzata,
ma che ad una persona che carica con un estintore una defender dei
carabinieri nel centro di una manifestazione di molteplici personaggi armati
di tutto quello che può ferire e a volto coperto si dedichi una piazza,
manifestazioni e onorificenze per non parlare di cariche conferite ai
genitori, no questo mi crea un certo disgusto.
Mi crea disgusto pensare a quanti soldati dell'esercito in missioni
umanitarie, poliziotti,carabinieri, gruppi di scorta morti mentre erano in
servizio (perciò al servizio di tutti noi e della loro patria) a volto ben
visibile senza vergogna ma colmi di onore e orgoglio,nessuno e nemmeno
questi che ora inneggiano a Carlo Giuliani abbiano mai rivolto la stessa
considerazione.
Forse la vita non ha lo stesso valore per tutti,forse i giornali
preferiscono parlare di una Genova assediata dalla polizia e di poliziotti
inneggianti Mussolini ma quante persone hanno perso il loro negozio o la
loro auto per la lucida follia di questi "no global" che sono carenti di
cervello e non di globalizzazione che non riescono a capire che manifestare
non ti da il diritto di distruggere e tantomeno di caricare le forze di
polizia e i carabinieri mettendo a rischio la propria e la altrui vita.
Penso che se non cominceremo obbiettivamente a valutare i riconoscimenti ed
il loro valore non ci sara' giustizia perché ognuno troverà ragione nel suo
torto e nessuno potrà essere giudice di questa incosciente pazzia.
Cosa sarebbe successo se a morire fosse stato uno dei carabinieri colpito da
un estintore? Saremmo ancora oggi a manifestare in piazza il loro ricordo?
Spero che questa giornata o una qualsiasi di tutti gli anni in avvenire
serva per onorare chi ha donato la propria vita per il servizio agli altri e
non chi ha tentato di aggredire ed e' stato fermato o per mettere in luce le
stesse persone che l'anno dopo ci ritroviamo di nuovo coi caschi e spranghe
a manifestare in modo pacificamente violento.
Fabrizio Frosio
Coordinatore Regionale
Destra Libertaria veneto
6 agosto
2008
Lettera di Risposta di Giuliano Giuliani,
padre di Carlo:
" Signor Frosio,
scontato l’unico punto della sua lettera sul quale concordo, e cioè il
valore di una vita umana, provo a presentarle la verità sui fatti di Genova
e di piazza Alimonda, la verità che lei si ostina a non voler conoscere,
continuando a ripetere le meschine litanie che recitano da sette anni i
peggiori rappresentanti della cialtrona destra di governo (immagino e spero
che la destra libertaria del Veneto voglia prenderne le distanze, altrimenti
quell’aggettivo sarebbe usurpato). D’altra parte lei ha trovato la mail del
Comitato sul sito: ci passi sopra un po’ di tempo e, se non è vittima di
pregiudizi, potrà aggiornare le sue convinzioni.
Piazza Alimonda. Un reparto speciale di carabinieri compie una manovra
insensata e contraria ad ogni regola di ordine pubblico, cioè attacca anche
di fianco, in una via laterale, un corteo autorizzato sottoposto da più di
due ore a cariche ingiustificate e violente; l’attacco dura meno di un
minuto e si conclude con una fuga precipitosa verso il centro della piazza.
Una vera e propria trappola. Due camionette si ostacolano a vicenda
incomprensibilmente, facilitando l’avvicinamento dei manifestanti, mentre
ottanta carabinieri (a non più di venti metri) e un centinaio di poliziotti
con blindati (a meno di settanta metri) assistono senza intervenire a difesa
(i manifestanti sono in tutto una cinquantina e nel raggio di dieci metri
intorno alle jeep sono quasi più numerosi i fotografi; i cialtroni della
destra di governo parlano di migliaia di manifestanti!) . Poi una camionetta
si sgancia quasi subito. Sull’altra, uno degli occupanti impugna una
Beretta, mette il colpo in canna e minaccia di sparare per uccidere. Carlo è
giunto sul lato destro della camionetta, a cinque o sei metri, ben dopo che
la pistola è stata impugnata e armata, ha visto la scena e, girando verso il
retro della jeep, ma sempre a una distanza non inferiore ai quattro metri,
raccoglie da terra un estintore che è rotolato fin lì. L’estintore lo aveva
già lanciato poco prima verso il finestrino posteriore della jeep un
manifestante, ma non aveva prodotto alcun effetto, nel senso che è stata
sufficiente una pedata per neutralizzare ogni pericolo. Non esistono dubbi
sul fatto che Carlo voglia cercare di disarmare l’occupante della jeep.
Purtroppo non ci riesce, perché prima di lanciare l’estintore verso la mano
che impugna l’arma viene colpito sotto l’occhio sinistro dal primo dei due
colpi, sparato ad altezza d’uomo e mirato con grande precisione (lei forse
ricorderà che quattro imbroglioni, consulenti del pubblico ministero, si
inventeranno la storia dello sparo per aria e di un proiettile deviato da un
calcinaccio…). Omicidio archiviato. Neppure un processo che servisse ad
accertare la verità e anche la vera identità dello sparatore (o anche lei
crede alla storiella del giovane ausiliario spaventato?).
Vetrine infrante, auto bruciate, negozi saccheggiati. Non più di duecento
individui, che nulla hanno da spartire con il movimento no-global, agiscono
indisturbati per tre ore, da mezzogiorno alle tre di venerdì 20 luglio
(gruppi inferiori di numero lo faranno anche il sabato), con interi reparti
di carabinieri e poliziotti schierati a distanze non superiori ai cinquanta
metri. Non esistono dubbi che fossero infiltrati da carabinieri e servizi e
che la loro azione folle sia servita per giustificare le successive mattanze
operate dalle forze dell’ordine (in questo caso andrebbe detto “del
disordine”). L’obiettivo politico della cialtrona destra di governo era il
movimento, quello vero, plurale, ampissimo e pacifico, dagli scout e dai
cattolici della Rete Lilliput ai Disobbedienti. Erano quelli da picchiare e
lo hanno fatto con il consenso di persone come lei che, pigramente, si sono
accontentate di una falsa verità di facciata.
Immagino che non ci sia nulla di più distante fra noi del giudizio che diamo
di Mussolini. Le ricordo soltanto che la Repubblica ha una Costituzione che
considera il fascismo un crimine e un reato inneggiare ad esso e ai suoi
indegni simboli. Infinitamente più grave è il reato se compiuto, come
avviene la sera di venerdì 20 luglio 2001 alla Foce di Genova, da parte di
centinaia di carabinieri, da individui che, indossando una divisa,
rappresentano altrettanto indegnamente lo Stato. I tanti morti durante
l’espletamento del loro dovere, Salvo D’Acquisto e altri come lui meritano
tutto il nostro comune rispetto, ma non coprono affatto e tanto meno
giustificano comportamenti che andrebbero rigorosamente sanzionati per
garantire democrazia e restituire agli altri la onorabilità che deve loro
competere.
Ancora ogni anno in piazza Alimonda? Sì, credo giusto rivendicare il diritto
a un processo che consenta di accertare la verità fino ad oggi meschinamente
negata.
Giuliano Giuliani "
7 agosto
2008
Lettera di Risposta di Fabrizio Frosio a Giuliano Giuliani,
padre di Carlo:
Carissimo Giuliano Giuliani
Intanto la ringrazio per la sua cortese ed inaspettata risposta e tengo a
ribadirle che da qualsiasi parte politica uno stia, penso che il rispetto
per la morte di una persona e nel suo caso un figlio sia un obbligo morale e
civile.
Voglio inoltre manifestarle la mia più sentita prova di affetto nei suoi
confronti poiché anch’io ho una figlia piccola e posso solo immaginare quale
possa essere il vuoto che lascia una simile perdita, perciò spero lei abbia
compreso che la mia e’ solo una valutazione politica ed esterna
dell’accaduto che non vuole essere minimamente ne’ un affronto ne un
disprezzo per la perdita di suo figlio.
Se me lo permette chiusa questa parentesi provo un po’ a dirle il mio
modesto pensiero che uscirà un po’ dal seminato ma che ha una sua logica.
Spero abbia capito dal nostro sito www.destralibertaria.it che siamo si, di
destra e su questo non ci piove ma che lottiamo per la difesa dei diritti
umani e soprattutto per una giustizia giusta. Destra Libertaria ha gia’ da
tempo ribadito che non rinnega la storia ma nemmeno vuole restaurare e per
questo ci riteniamo una nuova destra pronta ad appoggiare le idee e non i
partiti, le persone e non le poltrone e ne sono testimoni le campagne che
stiamo attuando anche con forze politiche contrapposte alle nostre.
Penso che la verità su certi fatti sia molto difficile da appurare e
soprattutto da dimostrare e su questo le do pienamente ragione soprattutto
per noi che siamo fuori dai giochi di potere, ma dopo questa amara
prefazione la cosa che mi ha sempre dato da pensare non solo su questo
fatto, ma su altri molteplici, sta’ nel fatto di chiedersi che senso abbia
andare a manifestare in modo pacifico coprendosi la faccia e se possibile
anche tutto il resto.
Questo molto semplicemente mi da’ da pensare che certe manifestazioni siano
gia’ predisposte per creare certe situazioni non chiare di inaudita violenza
che purtroppo in certi casi creano disgrazie e morti da ambedue le parti,
perché sarà d’accordo con me che anche nelle forze di polizia, carabinieri e
quant’altro le perdite non sono assenti,ma poco stigmatizzate soprattutto da
una stampa che sicuramente non e’ di destra e tantomeno onorate da cariche e
qualche volta nemmeno da piccole vie, non piazze.
Se vogliamo poi guardare più a fondo dovremmo anche dire che le forze armate
per meglio comprenderci non dovrebbero essere atte a tutelarci dalle
manifestazioni pacifiche, ma dal crimine dai terroristi e da tutto ciò che
può nuocere la sicurezza della popolazione.Tutto ciò mi fa comprendere che
il fatto di manifestare, che ritengo oltre che un diritto anche un ottimo
modo per diffondere democrazia, sia però uno strumento che ultimamente ha
perso la propria ragione d’essere, quella di veicolo pacifico di diffusione
dei propri ideali, ma proprio per questo mi chiedo perché se uno crede nei
propri ideali pacifici abbia bisogno di coprirsi il volto o addirittura
tutto il corpo.
Genova e’ stata si una pagina nera della storia Italiana, su cui qualche
dubbio rimane e rimarrà a lungo come nei più famosi misteri della nostra pur
giovine Repubblica, ma sono convinto che il dubbio debba venire da ambedue
le parti e che sia meglio cominciare a chiedersi ed in fretta che razza di
società stiamo creando se per essere al centro dell’attenzione politica
usiamo piazze, comici, giustizieri della notte ed ex terroristi, se per
manifestare in modo pacifico mandiamo i nostri ragazzi a volte ingenui e non
preparati ad ammazzarsi nelle piazze gli uni contro gli altri(poiché ritengo
che anche i poliziotti abbiano lo stesso diritto alla vita giovani o meno
giovani che siano), quando finalmente capiremo che l’inizio della fine sarà
l’educazione dei nostri figli al rispetto delle istituzioni e ancor più
delle differenze anche politiche, quando certi poteri capiranno veramente
che sono al servizio del cittadini e del popolo e che il loro potere e’ solo
un piccolo passaggio nella storia ma con un immensa responsabilità civile e
morale che non può e non deve finire nelle piazze a inneggiare contro un
Presidente della Repubblica e a screditare un Presidente del Consiglio che
milioni di italiani che ci piaccia o no hanno votato ma che il loro dovere
perché di ciò si tratta e’ di governare, di fare opposizione, ma nelle
giuste sedi e nei giusti modi. Mi chiedo quando si ritornerà a credere nei
valori dell’amore e della fratellanza quella vera non quella nascosta da
ipocrisia assoluta ed assolutistica che crea solo intolleranza e povertà.
Solo allora potremo dire “mai più un Carlo Giuliani” e nello stesso tempo
mai più “ 10 100 1000 Nassirya”.
Le rinnovo il mio affetto e la inviterò a partecipare ad un dibattito che
organizzeremo insieme al nostro Segretario Nazionale Luciano Buonocore su
questi temi prossimamente e sarà per me un piacere conoscerla di persona,
detto questo un abbraccio da padre a padre ed un augurio che voglio mandare
a lei e a tutti:
Che Dio sia con noi.
Fabrizio Frosio
DESTRA: STORACE RIMETTE
MANDATO, SANTANCHE' APRE A PDL
Storace: non entrerò in Popolo
Libertà.
La Destra: Storace rimette il mandato
TERNI (20 luglio) - «Non sono più disponibile a sopportare ipocontenuto
degli articoli riportati in questa pagina.
La Destra: Buontempo smentisce dimissioni Storace
20 Luglio 2008, 21:14
ROMA - "Non e' vero che Storace si e' dimesso da segretario de La Destra.
Tra l'altro, se lo avesse fatto, le dimissioni sarebbero state respinte con
molta determinazione". Lo afferma il presidente del partito, Teodoro
Buontempo, smentendo le notizie diffuse nel pomeriggio. "Storace rimarrà in
carica fino al congresso di novembre e ha solo detto che, se ci dovessero
essere altre candidature, lui si farà da parte" ha affermato Buontempo.
(Agr) Crisi al nostro interno». Con queste parole Francesco Storace ha
comunicato la decisione di rimettere il mandato da segretario de La Destra
nel corso del suo intervento alla conferenza programmatica del partito a
Orvieto. «Abbiamo dato la possibilità di presentare altre candidature, altre
mozioni - ha affermato Storace - e se ci fossero due, tre quattro
candidature in campo mi batterei come un leone affinché il segretario del
nostro partita lo scelga la nostra base e non Silvio Berlusconi».Pronto a
fare il militante. Storace ha inoltre affermato di «essere pronto a fare il
militante, a fare la politica dei valori». «Mai pensare di essere
indispensabili», ha aggiunto.
Storace ha successivamente affermato che «bisogna dire quello che si pensa
senza dire il contrario». Qualcuno ha chiesto se si riferisse a qualcuno in
particolare e Storace ha risposto: «Il mio sorriso non si registra?».
Storace ha ribadito: «Se ci sono altre candidature vengano fuori. Non
avrebbe alcun senso che chi ha fondato La Destra si debba ricandidare un
anno dopo e conquistare la maggioranza».
Le candidature saranno accettate entro il prossimo 31 agosto.
ORVIETO (Terni) - Francesco Storace ha annunciato le dimissioni da
segretario della Destra. Ha atteso la conferenza programmatica del partito a
Orvieto per spiegare: "Io considero concluso il mio mandato, ho il dovere di
dirvi quello che penso, altrimenti roviniamo tutto". Storace ha aggiunto che
il suo intento e' di dare la possibilità ad altri di candidarsi: "Il nostro
regolamento ce lo consente, ma non possiamo accettare che le nomine le
faccia Berlusconi". (Agr)
Carissimi,
come potete notare dalle agenzie di stampa il nostro Segretario nazionale
Luciano Buonocore aveva ragione in pieno su tutto il fronte e le sue
decisioni sono state lucide e determinate. La nostra carissima e amatissima
Daniela Santa(nche') mandataci dall'alto per salvare La Destra ora la sta'
demolendo dal suo interno. Le continue dichiarazioni dall'esecutivo
nazionale e le seguente simultanee smentite
sono la prova del caos al loro interno e della ormai rassegnazione e
delusione della base stessa.
Allora a chi ha giovato espellere Buonocore dal movimento solo perché era
stato portavoce di una sensata e giusta proposta? Chi sono gli artefici di
questa messa in scena e di questo gioco di forza all'interno de La Destra?
Beh lascio le femminili conclusioni a voi e concludo dicendo meno male che
la storia abbia segnato queste nuove pagine di politica poiché ci ha dato la
possibilità di dar vita a Destra Libertaria e sopratutto di avere come
Segretario nazionale Luciano Buonocore, a cui tutti e dico tutti dobbiamo
stima fiducia e ammirazione e dobbiamo altresì pretendere le scuse ufficiali
di chi lo ha trattato come un "traditore" per poi comportarsi in modo
abbietto e nascosto nello stesso modo per potersi assicurare un posto che
dopo le elezioni non era poi proprio cosi sicuro.
Facciamo tutti un applauso virtuale a Luciano Buonocore e a tutto
l'esecutivo che ci sta' portando in una fase importante e cruciale, ora
tocca a noi operare per renderla proficua.
Fabrizio Frosio
Coordinatore Regionale
Destra Libertaria veneto
18 luglio 2008
Ma quanti ne devono
succedere di questi fatti per legiferare in merito?
Tutti quelli
che ci trattano come discriminatori e razzisti dovrebbero mettersi nei panni
dei genitori di quel
povero ragazzo di vent’anni! E pensare che, se l'Italia fosse una nazione
dove le leggi venissero fatte rispettare, questo ed altri molteplici fatti
non accadrebbero. Quale scusante abbiamo noi, come Stato, da presentare a
quei genitori, privati della vita del loro figlio appena di vent'anni?
Potremmo fare come si fa solo in certi casi e sottolineo solo in certi
casi, intitolare una piazza/via in suo ricordo, o meglio ancora, nominare i
genitori senatori o deputati, come di norma fa la sinistra italiana . Ma
purtroppo il risultato non cambia: questo figlio nessuno lo riporterà in
vita e questa, credetemi, non è demagogia o populismo, ma nuda e cruda
realtà.
Ognuno di noi ha o potrebbe avere un figlio ed ognuno di noi (speriamo
mai) potrebbe trovarsi nella stessa situazione. Come mi comporterei io? Non
di certo mettendolo in un residence, magari pagato dallo stato, e di
conseguenza anche dalla famiglia di colui che è stato ucciso, né tantomeno
gli farei lanciare una nuova marca di jeans. No, mi comporterei come un
genitore a cui hanno assassinato un figlio, non per sbaglio, ma per
esplicita volontà, aggravata dal fatto che “questa persona” (purtroppo devo
reputarla tale) non doveva essere in Italia. Ma la magistratura è troppo
impegnata ad occuparsi di “Berlusconi&C”, mentre le forze di polizia tutte
sono talmente esasperate nel vedere la loro vita messa a repentaglio tutti i
giorni per assicurare alla giustizia i malviventi nel rivederli fuori il
giorno dopo, perché in Italia soprattutto per gli stranieri spesso usati
come portabandiera dalla sinistra esistono leggi chiare, ma esistono
altrettanto scappatoie e cavilli per non scontare mai la pena.
Il risultato di questo è che abbiamo una magistratura politicizzata, che non
sa e non ha la voglia di fare, Polizia e Carabinieri sottopagati ed
esasperati dalla loro impossibilità di cambiare le cose, governi che non
appena cominciano il loro mandato vengono sommersi da inchieste “ad hoc” che
bloccano i lavori già lunghi dell'iter parlamentare, la comunità europea
che, per non fare torto a nessuno, da torto sempre agli stessi, e la
popolazione costretta a blindarsi nelle case, per paura di essere investita
da qualche clandestino, uno dei tanti che potete trovare al bar tutti i
giorni.
A chi giova questa continua lotta di poteri? Non di sicuro a quei genitori
che da oggi non avranno più il loro punto di riferimento, la loro gioia di
vita, la loro luce degli occhi, ma soltanto l'odio che gli crescerà dentro,
giorno per giorno, quando si renderanno conto della realtà di cui siamo
partecipi e responsabili anche noi, tutti nella nostra indifferenza. Di
sicuro, il loro problema non sarà di dover vedere “Rete 4” sul satellite o
Berlusconi indagato per i suoi rapporti con le donne (forse non era
abituato come il portavoce di Prodi con altri tipi di approccio) o vedere Di
Pietro e Grillo in piazza a blaterare ma il continuo chiedersi perché.
Ci aspetta un periodo duro per la probabile recessione a cui stiamo
andando incontro, ma la maggior perdita l'abbiamo già avuta, quella dei
valori di giustizia, quella uguale per tutti, moldavi compresi. L'unica via
che abbiamo è quella di coinvolgere le comunità straniere regolari che
rispettano lo Stato e le leggi e il Popolo Italiano e riuscire a rimandare a
casa loro, tutti i “rifiuti tossici” che abbiamo in Italia irregolarmente.
Porgo il mio pensiero tra le lacrime della famiglia a Rocco Trivigno il
ventiduenne deceduto questa notte, spero che Destra Libertaria tutta porti
un sensibile contributo al governo in carica per far applicare le leggi che
già esistono, e quelle nuove proposte da Maroni ultimamente.
Un abbraccio
Fabrizio Frosio
Coordinatore regionale
Destra Libertaria Veneto
Il pirata della strada era stato colpito da
decreto di espulsione
Roma: moldavo in fuga investe
un'auto
Muore un 20enne, feriti altri due
ragazzi
Il 25enne, indagato per
omicidio volontario, guidava un furgone rubato e ha precedenti. Era seguito
dalla polizia
ROMA
- È indagato per omicidio volontario e lesioni gravissime Ignatiuc Vasile,
il moldavo irregolare di 25 anni che nella notte, alla guida di un furgone
rubato, per sfuggire alla polizia è passato col rosso e ha travolto a 160
km/h un'auto all'incrocio tra viale Regina Margherita e via Nomentana a
Roma, provocando la morte di un ragazzo e il ferimento degli altri due
passeggeri. Nelle prossime ore il pm Nicola Maiorano chiederà al gip di
turno la convalida dell'arresto e l'ordinanza di custodia cautelare. Il
moldavo, che ha precedenti penali per rissa e ricettazione, dovrebbe essere
interrogato entro lunedì. Sul tavolo del pm c'è anche il decreto di
espulsione già firmato nei suoi confronti dal prefetto di Roma. Ai
poliziotti aveva detto di essere romeno. Gli agenti hanno poi scoperto che
il furgone Fiat Scudo su cui viaggiava nel quartiere Parioli era rubato.
Questo governo sta' andando
nella direzione giusta facciamo di tutto per far conoscere alla gente i
progetti e i fatti per realizzare anche le nostre speranze, uniti si vince!
Fabrizio Frosio
Destra Libertaria Veneto
Politica
SICUREZZA: FRATTINI, IMPRONTE PRESE NON SOLO A ROM PER
GARANTIRE DIRITTI
Roma, 17 lug. - (Adnkronos/Aki) - ''Come abbiamo
ripetuto piu' volte, le impronte digitali vengono prese a tutti, non solo ai
bambini e non solo ai bambini rom''. Lo ha affermato il ministro degli
Esteri Franco Frattini, intervenuto oggi alla presentazione dell'ultimo
volume di Limes, 'Il marchio giallo'.
16 luglio 2008
Impronte
digitali per tutti e subito!!!
Ecco perché serve una legge forte
che riesca a identificare tutti e dico tutti gli stranieri che abbiamo
attorno.
E' vero anche che la criminalità non e' solo straniera ma proprio per questo
non ne abbiamo già abbastanza dei nostri da controllare?
Penso che ogni straniero regolare che lavora non abbia piacere a leggere
tutti i giorni queste notizie ma se vogliamo credere veramente nella loro
integrazione l'unico modo per poterla attuare e' di eliminare le mele marce
e rispedirle a casa loro perché di mantenerle nelle nostre carceri non ne
vogliamo neanche sapere e se qualche premier straniero vuole accusarci di
discriminazione noi risponderemo che i loro rifiuti tossici non li vogliamo
ne abbiamo già troppi dei nostri da smaltire.
tutti uniti per un Italia pulita ma in tutti i sensi.
Fabrizio Frosio
Destra Libertaria
fabrizio.frosio@destralibertaria.it
destralibertaria.vt@alice.it
TRADITO DALLA FIDANZATA ROMENA: RUBATI 150MILA EURO
Torturato per la combinazione della cassaforte
Sequestrato e torturato per ore, anche con una pistola elettrica per maiali.
I suoi aguzzini, un gruppo di cinque romeni, tra cui una donna, volevano
conoscere, riuscendoci, la combinazione della cassaforte di casa. La banda,
una volta ottenuto i codici sono entrati nella casa del piccolo imprenditore
svuotando al cassaforte che conteneva 150mila euro. Poi la fuga in Romania.
Una vicenda raccapricciante, una tortura vera e propria.
La vittima è Sergio Mario Orio, 46 anni, di Manerba sul Garda (Brescia),
elettricista, ricoverato con fratture e lesioni in varie parti del corpo. Ad
attirarlo nella casa di Bigarello (Mantova), sarebbe stata la compagna, di
30 anni. Gli inquirenti ritengono che sia stata proprio lei ad attirarlo
nella trappola, una volta saputo che il suo compagno aveva incassato 150mila
euro per la vendita di un immobile e che li custodiva a casa, sul Garda,
dove viveva con l'anziana madre.
LA VICENDA.
Lunedì la donna invita Orio per una serata a Bigarello dove vivono due suoi
connazionali. Entrato nell'appartamento al primo piano di via Roma, 1, il
piccolo imprenditore viene subito preso e legato. Anche la sua compagna,
riferirà ai carabinieri, viene presa. Ma potrebbe trattarsi di una
messinscena. Dall'uomo i due fratelli, affittuari dell'appartamento, ed
altri due complici, sempre romeni, tutti incappucciati, vogliono sapere la
combinazione della cassaforte che contiene il denaro. Per questo lo legano
al letto mani e piedi, lo bendano e gli fasciano la bocca. Lo seviziano e lo
torturano utilizzando una pistola elettrica in uso nei macelli. Lo
storditore gli provoca laceranti dolori mentre i quattro si accaniscono su
di lui con calci e pugni ai reni. In preda a fitte lancinanti l'uomo cede e
rivela i numeri per potere aprire il forziere.
In tre, secondo la sua testimonianza, a questo punto escono
dall'appartamento per recarsi con la ragazza a Manerba mentre uno resta a
fare la guardia all'ostaggio. Nel paese bresciano la gang entra nella
villetta di famiglia utilizzando le chiavi di casa sottratte al sequestrato.
L'anziana madre non si sveglia neppure e non saprà nulla fino al giorno
seguente.
Dalla cassaforte spariscono i 150mila euro in contanti. I tre romeni e la
ragazza a questo punto telefonano al complice rimasto nell'appartamento di
Bigarello. L'operazione è compiuta e l'ostaggio può essere lasciato al suo
destino. Legato e bendato, incapace di trovare una via d'uscita,
l'imprenditore sfonda la porta del bagno e rompe un bidet. Con i cocci di
ceramica dal bordo tagliente riesce a segare i lacci che gli stringono le
mani. Nell'operazione si procura numerosi tagli e perderà copioso sangue.
Ormai con un filo di voce riesce a chiamare aiuto e le sue urla disperate
richiamano l'attenzione d'alcuni passanti. Il dramma è finito, anche se
resteranno profondi i segni di questa vicenda da incubo.
L'uomo è ora ricoverato nel reparto di Medicina dell'ospedale di Mantova. E'
completamente bendato e, per le botte ricevute, non è in grado di muoversi.
La banda sembra sia fuggita con il denaro in Romania.
(16 luglio 2008)
Verona
12 luglio 2008 di Fabrizio Frosio
Carissimi amici
ansa.it batte questa sera un altra notizia riguardante lo sfruttamento dei
minori da parte di comunità nomadi, lungi da me il fatto di voler fare di
tutta l'erba un fascio (non e' da noi) ma penso sia ora di prendere
seriamente posizione su questo nodo cruciale.
Sappiamo benissimo che sul
territorio Italiano vivono nomadi di più etnie tra i quali anche italiani
radicati integrati che lavorano e vivono nelle norme ma quanti sono quelli
che invece non hanno un lavoro pur avendo auto di grossa cilindrata e
gioielli d'oro al collo vivono in luoghi invivibili e percio' fuori dalle
norme vivono di espedienti se vogliamo chiamarli così e di cui non sappiamo
niente neppure il nome?
Penso che proprio per tutelare
quelli che vivono nel rispetto delle leggi e nel rispetto della nostra gente
sia doveroso fare un censimento e raccogliere le impronte digitali di tutti
bambini compresi (30.0000 bambini spariti in Europa senza sapere dove siano
finiti)
Penso che negare alla proposta
Maroni di arrivare in parlamento sia ingiusto e contro il volere di tanti
cittadini arrabbiati e spaventati per il continuo scudo critico ed
irresponsabile che arriva dal parlamento europeo e che ricade sulle nostre
decisioni.
Per questo Destra Libertaria deve
far sentire la propria voce e per questo Destra libertaria Veneto sta'
cercando di organizzare una manifestazione a Verona per iniziare una
raccolta di firme in appoggio a questa proposta di legge.
Ho già avuto nei giorni scorsi il
parere favorevole del nostro carissimo Segretario nazionale e stiamo
aspettando il via libera da parte dell' amministrazione Tosi per poi
divulgare la data precisa.
Avremo sicuramente con noi Lega e
MSI e abbiamo già incassato la probabile partecipazione di alcuni onorevoli
del governo in carica.
Vi chiedo ora cortesemente una
riflessione sul problema e una preparazione (passaparola bandiere
trasporti) dei vari distaccamenti per l'adesione a questa giornata che
sicuramente se riuscirà a darci un seguito ci metterà in luce anche a
livello nazionale.
il Veneto tutto ci aspetta a
difendere i valori in cui crede ed io aspetto Voi a braccia aperte.
ANSA.IT
2008-07-12 18:04
Nomadi, bimbi costretti a fare vedette a pusher
ROMA - Piccole vedette, di soli cinque-sei anni d'età, costrette a vigilare
per proteggere la preparazione e lo spaccio di droga di pusher slavi. E' la
scoperta fatta dai carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Anzio
(Roma) che, nel corso di un'irruzione in un'abitazione occupata da zingari
ad Ardea (Roma), hanno arrestato due trafficanti di origine slava e
sequestrati 1,6 chili di cocaina evitando che i bambini dessero l'allarme. A
finire in manette due uomini, H.I., di 60 anni, originario di Sarajevo e S.M,
di 23, di Zagabria ora rinchiusi nella casa circondariale di Velletri
(Roma).
I bambini erano stati addestrati a dare l'allarme a chi era impegnato nelle
operazioni di taglio della droga all'interno della casa, anche cercando di
impedire il passaggio delle forze dell'ordine. Grazie allo studio delle
abitudini degli occupanti della casa i carabinieri sono intervenuti
riuscendo anche a impedire che i piccoli-pusher si disfacessero della droga
nello scarico del bagno. Nel corso della perquisizione dell'abitazione, un
edificio occupato abusivamente dagli zingari slavi, sono stati scoperti e
sequestrati 1,6 chili di sostanza stupefacente (cocaina) e 500 grammi di
materiale da taglio, dislocati in vari punti della casa. Sequestrata dai
carabinieri anche l'attrezzatura utilizzata per le operazioni di
miscelazione della sostanza. |